Colibrì e il viaggio alla fine del mondo

Il Colibrì è tornato e, questo mese, ha deciso di presentare la sua prossima avventura, in anteprima esclusiva per i lettori di CronacaOssona.com. Il racconto, il sesto, fa parte della mia collezione “I Racconti del Colibrì“, una raccolta iniziata anni fa con il primo volume “Il Colibrì e la Farfalla“. Colibrì, su consiglio dell’amico Gabbiano, è partito per un lungo viaggio, fino alla fine del mondo. Qui troverà un marinaio che gli svelerà il mistero di quel luogo. Vi va di seguirlo in questa sua nuova avventura? L’edizione completa è disponibile online, sullo store di Amazon, sia in versione cartacea che come eBook ed è gratuita per chi ha sottoscritto il programma KindleUnlimited.

C’era una volta, tanto tempo fa, un Colibrì che viveva in una radura ai confini di una città, sul limitare di un’enorme foresta. Non era più di prime piume e viveva in quella radura ormai da molti, molti anni. Quella mattina Colibrì arrivò molto presto in cima alla collina dove stava il grande faggio e, con sua enorme sorpresa, trovò il suo amico Gabbiano che lo stava aspettando, appollaiato sul ramo più in basso dell’albero. Non si aspettava però di trovarlo lì, ad attenderlo. «Ciao Gabbiano, cosa ci fai qui?» gli chiese. «Cosa ci fai tu? Non mi dirai che stai andando alla spiaggia vero?» gli rispose Gabbiano. «In effetti, questa mattina ho avuto la sensazione come di doverci andare, non ti so spiegare il motivo: sentivo solo di doverlo fare.» Gabbiano lo guardò con un rimprovero affettuoso: «Non avevi deciso di non andarci più?». Colibrì sapeva che l’amico aveva ragione. «Se non ti dispiace, vorrei darti un consiglio. Invece di volare verso ovest fino alla spiaggia, perché non ti lasci trasportare dal vento del sud e voli fino alla fine del mondo?». Non poteva negare che l’idea lo affascinava: «Alla fine del mondo? Esiste veramente quel posto?». Gabbiano si alzò in volo: «Sta a te scoprirlo, amico mio», e, facendogli l’occhiolino, sparì veloce dalla sua vista.

Colibrì restò qualche istante pensieroso, poi prese coraggio “E sia, andiamo a vedere cosa c’è alla fine del mondo” e iniziò a volare verso sud. Non sapeva bene dove dirigersi, ma aveva fede nel suo amico Gabbiano. Così, poco dopo essersi levato in volo, iniziò a sentire prima una leggera brezza calda, che pian piano divenne sempre più forte. Capì che quello era il vento del sud di cui parlava Gabbiano e si lasciò trasportare verso la meta incognita. Volò per ore e ore su pianure e colline. Attraversò fiumi e laghi finché, tutto ad un tratto, scorse in lontananza una piccola stradina bianca che costeggiava la riva del mare. Poche casette di pescatori sorgevano lì intorno. “Eccola! Deve per forza essere questa la fine del mondo”. Così prese a battere le ali sempre più forte, non vedeva l’ora di arrivare là. Un piccolo molo in legno al termine della strada sembrava indicargli la meta, così vi si diresse. Si posò, infine, sulla falchetta a babordo di una splendida barca a vela a riprendere un poco di fiato.

«Ehilà, amico mio! Come va?». Sulle prime non ci fece caso, “chi vuoi che voglia parlare con un uccellino come me?” si domandò. Ma la voce insistette: «Ehilà, tutto bene? E’ stato un lungo volo?». Non c’è dubbio, anche se non lo stava guardando, l’uomo seduto a prua, intento a guardare il mare stava proprio chiamando lui. «Ciao! Eh sì, hai proprio ragione: vengo da un luogo molto lontano. Mi sono seduto un momento sulla tua barca per riposarmi, spero non ti dispiaccia.» «Scherzi? Perché dovrebbe dispiacermi. Ti piace la mia barca?» «E’ veramente splendida.» rispose Colibrì «Sei fortunato ad averla.» «Sai che l’ho costruita io?» «Davvero?» Colibrì sgranò gli occhi per la meraviglia. «Chissà che viaggi fantastici ci avrai fatto!» L’uomo aveva notato subito una forte curiosità nel suo nuovo amico, così si offrì: «Che ne dici? Ti andrebbe di andare a farci un giro?» «Dici sul serio? Sarebbe fantastico. Non ho mai avuto la possibilità di navigare.» «Benissimo allora. Ciurma, salpiamo le ancore e veleggiamo intorno alla fine del mondo!». L’uomo mollò le cime che tenevano la barca ancorata al piccolo molo, andò a poppa e si mise al timone.

Colibrì si era appollaiato nel pozzetto, subito davanti al timone. Stette in silenzio solo pochi minuti, ma la sua curiosità era troppo forte per trattenerla. «E così, questa è veramente la fine del mondo?» chiese timidamente. Il marinaio si fece una sonora risata: «Eh si: questa è la fine del mondo. Se lo desideri, posso raccontarti la storia di questo luogo e di come sono capitato qui, tanto tempo fa». Colibrì non se lo fece ripetere: «Sì, te ne prego.», così il marinaio iniziò a raccontare.

«Bene! Allora, goditi il paesaggio, mentre ti racconto la mia storia. Che questa barca l’ho costruita io, già lo sai. Quello che non sai è che, prima di venire qui, costruire barche era il mio lavoro. Ero un ingegnere navale e, non per vantarmi, ma ho progettato alcune fra le più belle navi da crociera che navigano per i mari del mondo. Mi piaceva il mio lavoro, lo amavo davvero! Ero un perfezionista, lavoravo dieci, dodici ore al giorno, perché volevo che tutto fosse fatto alla perfezione. Però…», fece una pausa e a Colibrì parve di vedere una lacrima di commozione rigare quel volto segnato dagli anni e dai raggi del sole del sud. «Non so bene quando accadde, ma questo amore per il mio lavoro, mi aveva fatto perdere di vista le cose più importanti della vita.» Colibrì approfittò della pausa, che l’uomo aveva fatto, per intervenire: «In che senso?». «Ti spiego.», riprese il marinaio, «Mia figlia stava crescendo ed io, come tutti i genitori, ero preoccupato per il suo futuro. Non riuscivo a comprendere cosa volesse fare della sua vita. Avevo come l’impressione che la stesse sprecando dietro a cose futili, di poca importanza.» Sempre più catturato dal racconto di quell’uomo, Colibrì insistette: «Come mai? Cosa faceva tua figlia di così poco importante?» «Aveva scoperto di amare la pittura. Ogni occasione era buona per andare in un museo o in una chiesa a contemplarne i dipinti. Ma non solo quelli dei grandi pittori della storia, anche quelli di artisti e persone sconosciute. Era diventata un’autentica appassionata dell’arte della pittura!». «Beh, amico mio. Non vorrei contraddirti, ma non credo che l’arte sia qualcosa di “futile e di poca importanza”». Il marinaio lo interruppe bruscamente «Con l’arte non ci mangi!», poi dopo un istante di silenzio «O, per lo meno, ero quello che pensavo allora. Non capivo cosa volesse fare della sua vita e temevo la stesse sprecando, inseguendo la chimera dell’arte.». «Magari lei aveva un piano…» provò a dire Colibrì. Il marinaio lo squadrò: «In realtà no, non aveva nessun piano… ma aveva una cosa ancora più importante: aveva fede… fede che tutto sarebbe andato a posto.»

A questo punto, la curiosità del volatile era enorme. «Dai, raccontami. Non ti fermare. Che vuoi dire, dicendo che aveva fede?». L’uomo riprese a raccontare: «Un bel giorno, al culmine di una discussione molto accesa, mi disse: “Papà, non ti devi preoccupare per me. Non avere in mente bene cosa uno voglia fare nella vita, non è la fine del mondo!”. “Certo che è la fine del mondo! Sei grande ormai, tesoro mio: devi iniziare a pensare al tuo futuro” ribattei io, notevolmente arrabbiato. Lei però non si scompose e riprese: “Cosa ne sai tu della fine del mondo? Vieni con me, voglio mostrarti una cosa”. Così la seguii e mi portò in una vecchia casa abbandonata, che stava ai bordi della nostra città. Aprì la vecchia e cigolante porta in legno e mi fece segno di seguirla all’interno. Io ero molto titubante, ma lei mi incalzava: “E dai papà, un po’ di coraggio! Non ti dice niente nessuno! Non stiamo rubando nulla, né stiamo facendo qualcosa di male: fidati!”. Così la seguii all’interno. Qui dentro, nel salone principale, appeso alla cappa di un enorme camino, diroccato come il resto della casa, faceva bella mostra di sé un quadro. Non era un dipinto famoso; credo l’avesse fatto proprio il proprietario di quella casa. Sai qual era il soggetto del quadro?». «No, quale?», chiese subito Colibrì. «Proprio questo luogo: il villaggio alla fine del mondo!», rispose pronto il marinaio, compiacendosi per l’incredulità del piccolo volatile.

Colibrì strabuzzò gli occhi, incredulo: «Davvero?». «Proprio così», il marinaio riprese il suo racconto: «”Non è bellissimo?” mi chiese mia figlia ed io non potei fare a meno di convenire. Così mi prese per mano, uscimmo da quella casa e ci dirigemmo al museo. Io la seguivo tra le varie stanze mentre lei, con gli occhi che le brillavano di felicità, continuava a raccontarmi storie su ogni quadro che osservavamo. Grazie alle sue parole e alla passione che ci metteva nel raccontare, rimasi affascinato da così tanta bellezza da restare senza fiato. Giunti al termine della visita al museo, lei affondò il colpo e mi chiese: “Ti fidi di me?”. Annuii. Prendemmo un treno, non ne conoscevo la destinazione, ma, mantenendo fede alla promessa che le avevo fatto, non chiesi nulla. Viaggiammo per un giorno e una notte di fila, senza mai fermarci e alla fine arrivammo proprio nel luogo che mi aveva mostrato in quella casa abbandonata: questo villaggio sulla riva del mare. Oddio, villaggio… sono due case di pescatori, un piccolo molo e un bar dove ci si ritrova per una partita a carte davanti ad un bicchiere di buon vino. “Benvenuto papà. Questa è… la fine del mondo: dì la verità, non è stupenda?”. Ci fermammo per qualche giorno. Non facevamo nulla se non restare affascinati dalla bellezza di quel luogo, alla fine del mondo.»

«Qualche giorno dopo, il ritorno a casa e alla vita di tutti i giorni fu un trauma». «Come mai?» lo interruppe Colibrì. «Quel viaggio, quella bellezza che ci aveva nutrito, mi avevano cambiato nel profondo. Oramai la vita di prima mi andava troppo stretta ed io mi sentivo come ubriaco. Il ritorno alla vita quotidiana fu come risvegliarsi, ubriaco di vita, in una stanza deserta! Compresi che non potevo più continuare a vivere nello stesso identico modo di come avevo vissuto fino ad allora. Così mi costruii questa splendida barca a vela, lasciai il mio lavoro, vendetti la mia casa e partii con tutta la famiglia. Veleggiammo verso mete vicine e verso mete lontane. Eravamo avidi di conoscere ogni angolo di questo remoto puntino, sperduto nell’Universo. Ogni tanto mi piace tornare qui, in questo luogo alla fine del mondo, per ricordare dove tutto ebbe inizio. Nella mia vecchia vita, ero fortunato perché facevo un lavoro che amavo e credevo che questo fosse sufficiente. Volevo, quindi, che anche i miei figli facessero lo stesso: che si trovassero un buon posto, una casa, una sicurezza economica… insomma, le cose che contano. Quello che non comprendevo è che quel lavoro, per quanto lo amassi, non mi appassionava: certo, ero fortunato perché ero riuscito a trovare qualcosa che mi piaceva e che mi faceva guadagnare abbastanza per condurre una bella vita, in una bella casa, con una bella macchina, con tante belle cose… Ma quel lavoro e quella vita, non mi ubriacavano di gioia. Mi resi improvvisamente conto che, per quanto mi piacessero, non ero più capace di divertirmi. Questo luogo alla fine del mondo mi ha fatto comprendere che non importa che cosa ti appassiona, importa avere qualcosa che ti appassioni e ti diverta al punto da poterti ubriacare di quello. Per mia figlia è stata la pittura, per me andare a vela. Ognuno deve trovare quella passione che lo condurrà per la sua strada. Mia figlia me lo aveva sempre detto, ma io, ogni volta, obiettavo che per vivere uno deve mangiare e per mangiare deve guadagnare e per guadagnare deve… Quando siamo venuti qui la prima volta lei mi ha svelato il mistero. “Papà, mi disse, non ti devi preoccupare di tutte quelle cose, non devi avere necessariamente un piano. Ti basta… avere fede! Fede che, se seguirai la tua passione, tutto andrà per il meglio e il resto verrà da sé.”». Qui Colibrì lo interruppe: «Ora l’ho compreso anche io: ti basta avere una fede incrollabile che, alla fine del viaggio, come disse quell’uomo famoso, ti volterai indietro e, con meraviglia, vedrai che i puntini si saranno uniti!!»

«E alla fine del mio viaggio, i puntini si sono uniti sul serio!»

Davide Trentarossi

Davide Trentarossi

Nato a Milano, l’8 maggio… di qualche anno fa, ma cresciuto in provincia. Ho scoperto molto tardi la passione per la scrittura. Sono laureato in Ingegneria Informatica. Amo viaggiare, e questo mi ha portato a lavorare in giro per il mondo. Molti aeroporti sono stati il mio “Second Office”. Dall’Australia al Sud America, da Mosca a Miami, oltre all’Europa. Amo viaggiare leggero: nel mio trolley il computer su cui appuntare le idee per un nuovo libro, l’inseparabile smartphone, per restare connesso al resto del mondo e un paio di cuffie per ascoltare la musica, un’altra grande passione. la mia email d.trenta@gmail.com

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