Guerra. Il primo ferito italiano in Ucraina è di Legnano. Da che parte stanno gli italiani

Era solo questione di tempo prima di arrivare ad avere la certezza che gli italiani combattono su ambedue i fronti della guerra fra Ucraina e Russia. Il caso di Ivan Luca Vavassori, 29enne di Legnano, appartenente alla 34esima brigata è anche più complicato.

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Il giovane, calciatore di serie C che ha giocato nelle file del Pro Patria e del Legnano e figlio adottivo i Pietro Vavassori, ex patron della squadra di calcio di Busto Arsizio, è di origini russe. Si è arruolato nella 34esima Brigata internazionale dell’esercito ucraino mentre era in Bolivia. Sul suo profilo social è stata data la notizia che era disperso dopo un attacco di una delle milizie russe ad un convoglio di evacuazione di feriti e civili da Mariupol, il 24 aprile. era fra gli accompagnatori.

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Questa mattina, sempre sul suo profilo Instagram, è stato pubblicato un messaggio in cui si dice che la squadra di Ivan Luca è ancora attiva ma che avevano 5 morti e 4 feriti. Sono circondati dalle forze loro nemiche ma i loro compagni stanno inviando altre squadre per provare a riportarli indietro pur non avendo informazioni sui nemici e il tipo di truppe che si troveranno ad affrontare. Nel tardo pomeriggio è poi arrivata una buona notizia. L’operazione di estrazione dei feriti e della squadra è riuscita e Ivan Luca Vavassori è in ospedale, ferito e con la febbre alta ma vivo.

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L’Esercito regolare Russo dovrebbe essersi ormai completamente ritirato dalla zona di Mariupol dopo aver rinunciato all’attacco all’ area dell’ Azovstal però sul posto rimangono i reparti dei ceceni, e quelli degli eserciti della Repubblica di Donetsk e della Repubblica di Luhansk, oltre a imprecisate squadre della famigerata compagnia Wagner, che sarebbe composta principalmente da soldati, in congedo o riservisti, dell’esercito russo.

Gli italiani e la guerra Russia Ucraina

La presenza di combattenti italiani fra le forze militari delle due repubbliche di Donetsk e di Luhansk è nota da tempo. Il più famoso è Spartaco, cioè Massimiliano Cavalleri, ex parà originario del bresciano, che per anni ha rilasciato interviste sulla sua esperienza militare nella Repubblica di Donetsk, dove si è costruito una nuova vita e una famiglia, documentandole anche tramite Facebook. Un altro, Edy Ongaro, è diventato famoso suo malgrado dopo essere rimasto ucciso da una bomba a mano scoppiata vicino a lui mentre era in trincea.

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Meno in vista sono invece gli italiani che combattono sul fronte dell’Ucraina. All’inizio gli stranieri potevano arruolarsi solo nel battaglione Azov, mentre con l’inizio dell’invasione russa in Ucraina sono stati organizzate delle brigate internazionali che hanno arruolato volontari da tutta Europa. Attualmente non si sa quanti siano gli italiani che combattono con gli ucraini e chi siano. Si può solo pensare che potrebbero essere anche abbastanza numerosi.

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Ma chi ha ragione?

Come in questo caso, si viene a sapere di loro solo quando muoiono, sono feriti o considerati dispersi in battaglia. Dal 2015, per i cittadini italiani, l’arruolamento in eserciti stranieri è considerato un reato penale. Prima di quella data era ignorato, esattamente come è ignorato ora se l’arruolamento avviene al di fuori dei confini italiani. E’ però indicativo trovarli su ambedue i fronti in una guerra europea. E’ uno dei tanti segni che descrivono le ipocrisie dello stato italiano. Intanto però, dopo la notizia del ferimento, la Farnesina ha aperto un’inchiesta contro ignoti per arruolamento illegale all’estero.

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Sicuramente gli italiani non vanno in guerra per denaro. Con il livello di inflazione che abbiamo, un cittadino italiano non può diventare ricco con le paghe che danno ai soldati nei paesi dell’est. Le mie fonti dicono che gli stipendi variano tra i 200 e i 400 euro al mese. In Ucraina e in Russia sono stipendi altissimi, in Italia ci vivi, male, meno di 15 giorni. Non si tratta nemmeno di idee politiche. Tra si sostenitori di Putin trovi dal vetero comunista al sostenitore della nuova destra. La stessa tipologia di idee politiche che si trova fra i sostenitori dell’Ucraina.

Non è neppure una scelta di tipo geografico, anche se si nota una forte preponderanza di ragazzi del nord fra i militari italiani, in ambedue i fronti. La scelta del fronte quindi può essere ideologica e probabilmente le motivazioni sono le stesse. Sembrano accomunarli il disprezzo per la debolezza dell’ Europa, il rifiuto della Nato, il rifiuto del sistema di governo italiano, il rifiuto del comunismo e dell’ateismo di tipo sovietico e il rifiuto della globalizzazione. Cercano un altro sistema di vita, vogliono essere concretamente dalla parte della gente aggredita da chi è più forte, vogliono essere fedeli ai loro valori. Ciò che li divide sembra essere solo una diversa lettura dei fatti.

La guerra fra Ucraina e Russia di oggi è frutto di un imperdonabile errore di Poroschenko nel 2014

Oggi non saremo in questa situazione se nel 2014 il capo di governo in Ucraina, Poroschenko, invece di proibire di parlare russo alla componente russa presente nel Donbass, si fosse comportato come si comportò il primo ministro inglese David Cameron ai tempi del referendum per l’indipendenza della Scozia, votato il 18 settembre 2014.

Grazie alle concessioni e al profondo rispetto di Cameron per gli indipendentisti scozzesi e per la loro voglia di indipendenza, la Gran Bretagna restò unita. Poroschenko, a nome dell’Ucraina, invece cominciò a sparare e bombardare il Donbass, e ci ha portato alle soglie di una guerra mondiale e di un nuovo scontro fra i potenti del blocco occidentale e di quello sovietico.

La Russia volse a suo favore, sostenendola, la naturale e dovuta resistenza delle due neonate repubbliche del Donbass, attraverso il quale passano i metanodotti del gas naturale russo, costruiti ai tempi dell’Urss. Gli Stati Uniti, e le sue lobby, sostennero invece il governo ucraino nello scontro. In mezzo, a prendersi le cannonate, la gente normale, cui hanno distrutto casa e affetti.

Il Donbass

A fare le spese più pesanti dell’invasione russa è stato però il Donbass, che è annientato. Mariupol era una città di 500mila abitanti in cui la componente di etnia russa era largamente minoritaria. E’ stata rasa al suolo. E’ una cosa comune, nelle guerre. I danni peggiori, le tragedie da cui la gente normale non si rialza per generazioni, sono quasi sempre causate dai liberatori esterni, di tutte le parti politiche, ideologiche e geografiche, coinvolte.

Ilaria Maria Preti

Ilaria Maria Preti

Metà Milanese e metà Mantovana, sono il Direttore responsabile di Co Notizie -Zoom News. Ho iniziato giovanissima con cronaca, cibo e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker di Radio Padania libera. Ora scrivo su alcune testate, coordino portali di informazione, sono una giornalista, e una Web and Seo Editor Specialist

4 pensieri riguardo “Guerra. Il primo ferito italiano in Ucraina è di Legnano. Da che parte stanno gli italiani

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    11/05/2022 in 15:10
    Permalink

    articolo interessante, peccato per l’analisi frettolosa sulle origini della guerra che va ben al di là delle questioni -puramente di facciata- di Donbass e/o NATO… un minimo approfondimento storico delle vicende dei due paesi, a cominciare dal “furto” del nome (Russia da “Rus”, i fiorenti principati ucraini altomedievali) e del più nobile e antico lignaggio Ucraino da parte della Russia (per lungo tempo chiamata solo Moscovia e senza importanti trascorsi storici prima dell’avvento appunto dei principi di Mosca e dell’emancipazione graduale dai Mongoli), nonchè secoli di tentativi di conquista, sottomissione e russificazione forzata dell’Ucraina (culturale, identitaria e linguistica, fenomeno simile a quello imposto dall’Inghilterra ai danni della Scozia) chiariscono meglio le origini antiche di questo conflitto contemporaneo. Perejaslav 1654, Poltava 1709, l’abolizione della antica comunità Cosacca della Zaporižžja nel 1775, l’Holodmor 1932-33, sono solo alcuni degli episodi storici che risaltano in tal senso. Il Presidente Poroshenko e l’utilizzo o meno della lingua russa non c’entrano con la guerra in corso, se non nelle parole del signor Putin per mascherare ben altri interessi strategici ed eventualmente economici (incluse le terre rare).
    Chi ha parenti e amici in Ucraina e frequenta il Paese sa come stanno davvero le cose.

  • Ilaria Maria Preti
    11/05/2022 in 16:11
    Permalink

    E’ interessante. In effetti i conflitti armati nascono spesso per ragioni economiche. L’invasione armata dell’Ucraina da parte della Russia di Putin ha origini sicuramente economiche. Ma ci tengo ancora a sostenere che il 2014 è stato un anno in cui tutti avrebbero dovuto prendere esempio da Cameron, per mantenere la pace. Si dice che un popolo nasce quando ci sono persone che sentono di farne parte. Spesso però nasce dalle contrapposizioni, e dai conflitti. Se nel Donbass dicevano di sentirsi russi, per contrapporsi all’imposizione ucraina, era sufficiente un buon programma autonomista e lasciare il russo come prima lingua nelle scuole, per tagliare le ali a Putin.
    Abbiamo decine di esempi simili: la valle d’Aosta, il sud Tirolo e poi, nel 2014, la Scozia. Dove arriva l’autonomia, arriva anche la pace e l’accordo.

    Avrebbe risparmiato la morte di 80mila persone, fra ucraini e russi.

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    14/05/2022 in 18:26
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    Si torna sempre nel non problema di autonomismo, separatismo ecc, e dell’impostazione russa, tutto fuorviante e inesatto. Pazienza. Rinnovo di cuore l’invito ad approfondire la Storia (con la “S” maiuscola) senza il filtro russo o di certi partiti italici, perchè l’invasione dell’Ucraina ha ragioni storiche ben precise, oltre che “mentali” nella testa di russi come putin che vivono in un mondo tutto loro. Se possibile aggiungerei anche l’invito ad appprofondire come viene davvero “trattato” l’autonomismo in terra russa… cadrebbero dei gran falsi miti. Sull’Ucraina non ci siamo proprio, Per il resto complimenti alla testata e al sito!

  • Ilaria Maria Preti
    16/05/2022 in 17:34
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    grazie per i complimenti.
    Non vedo la Russia come difensore delle autonomie. Anzi, penso sia il contrario. Quando ho scritto che se l’Ucraina si fosse comportata con il Donbass come Cameron si è comportato con la Scozia avrebbe tagliato le ali a Putin, sottolineavo che non avrebbe potuto utilizzare la scusa di salvare i separatisti per invadere l’Ucraina.
    Dal mio punto di vista, chi usa i carri armati per andare a casa degli altri ha sempre torto, a prescindere.
    Nel caso specifico, per come si vede la situazione dall’Italia, la simpatia che riscuote la Russia è proprio a causa del fatto che hanno scambiato Putin per un amico degli indipendentisti…

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