E così è come vanno le cose

Che bella sensazione riuscire a guardare da un poco più distante una situazione, magari problematica e che vi sta creando preoccupazioni, e improvvisamente vedere in un istante il disegno d’insieme e realizzare come vanno le cose. Gli inglesi hanno un’espressione ancora più significativa, secondo me: “This is how it works“, usano cioè il verbo Work (Lavorare) quasi si trattasse di una macchina, una sorta di meccanismo. Non mi dite che non vi siete mai trovati davanti a un elettrodomestico, un gioco, una qualunque cosa che non stava funzionando e non avete provato a metterci le mani? Che gioia quando comprendete il meccanismo che ci sta dietro, riuscite a ripararlo e il gioco si rimette in moto! Ci si sente come dei novelli Archimede e il suo Eureka viene metaforizzato proprio in “Dunque è così che funziona!” o, come recita il nostro titolo; “Così è come vanno le cose!”.

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Proviamo a fare un passo in avanti e immaginiamo di applicare lo stesso concetto alla vita. Da piccoli, tutto è molto semplice. Abbiamo ancora una enorme curiosità verso le cose nuove e, non avendo paura di fallire, ci proviamo fino a quando non scopriamo come funzionano. Tutto è una novità ed è splendido vedere l’attimo in cui un bimbo scopre come ogni cosa va: il luccichio nei suoi occhi in quel momento è qualcosa che non ha prezzo. Mano a mano che cresciamo però questa curiosità tende a scemare, complici soprattutto gli adulti; quante volte mi è capitato di sentire riprendere dei ragazzi con espressioni del tipo “Ma quanto sei curioso”, “Smettila di essere così curioso”, confondendo spesso la sana curiosità con l’impicciarsi degli affari altrui. Così, in maniera del tutto naturale, i ragazzi perdono quell’interesse per comprendere le cose del mondo e diventano giovani uomini e donne, spaesati in un universo che spesso non comprendono.

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impara a cambiare

L’altro giorno, per caso, mi sono imbattuto in una splendida canzone cantata da Chip Taylor intitolata “On The Radio“. “This is how it works” è proprio il verso di apertura e che si ripete per ben tre volte nello svolgersi del testo. Quello che però mi ha colpito è la semplicità della scoperta. Al di là di ogni cosa, non c’è nulla di complicato nella vita. La canzone recita infatti “Sei giovane fino a quando non lo sei più; ami fino a quando non smetti; provi fino a quando non puoi più; ridi fino a quando non piangi e piangi fino a quando non ridi“. Può sembrare banale, ma sei tu a decidere che è giunto il momento di smettere di piangere e di iniziare a ridere. Sei tu che decidi di smettere di provare, di amare o di essere giovane. Al netto di tutte le, perdonatemi il termine, “seghe mentali” che ci facciamo, e credetemi ve lo dice uno che è un vero maestro in quest’arte, la vita ha una semplicità disarmante, oserei dire binaria. Avete presente la “Guida Galattica per Autostoppisti“? Vi ricordate qual è la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto? Semplicemente 42, che, incidentalmente, in binario si traduce in “101010” vale a dire i due elementi base (1 e 0) presi per tre volte (il numero perfetto). E’ un po’ come il Lego: conoscete un limite a quello che è possibile costruire usando solo quei piccoli mattoncini quadrati?

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La vita è estremamente semplice, una volta che hai compreso come funziona! Devi per prima cosa conoscere le regole del gioco. E, come nei migliori giochi, le regole sono poche e semplici, così che tutti le possano comprendere. Qui sta l’eticità della vita: se tutti sono in grado di comprendere le sue regole, tutti partono ad armi pari e tutti hanno le stesse possibilità. Puoi applicare quante strategie vuoi e complicartela in maniera che nemmeno immagini, ma la sola verità che conta è che la vita è l’amore che diamo e quello che riceviamo: siamo vivi e non moriamo fintanto che il nostro cuore è grado di pompare sangue nelle vene nostre e di quelli che decidiamo di amare. Ma potrà farlo soltanto se lo alimenteremo con l’amore che diamo e che riceviamo. Così è come vanno le cose!

Davide Trentarossi

Davide Trentarossi

Nato a Milano, l’8 maggio… di qualche anno fa, ma cresciuto in provincia. Ho scoperto molto tardi la passione per la scrittura. Sono laureato in Ingegneria Informatica. Amo viaggiare, e questo mi ha portato a lavorare in giro per il mondo. Molti aeroporti sono stati il mio “Second Office”. Dall’Australia al Sud America, da Mosca a Miami, oltre all’Europa. Amo viaggiare leggero: nel mio trolley il computer su cui appuntare le idee per un nuovo libro, l’inseparabile smartphone, per restare connesso al resto del mondo e un paio di cuffie per ascoltare la musica, un’altra grande passione. la mia email d.trenta@gmail.com

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