Nella vita ho sbagliato tutto!

Nella Vita Ho Sbagliato Tutto!
E io che sognavo di essere George Clooney

Nella vita ho sbagliato tutto! Quante volte vi sarà capitato di pensarlo e magari anche di dirlo a voce alta? Al lavoro così come nelle nostre esperienze personali, accade comunemente di imbattersi in situazioni che, ironicamente, ci portano ad affermare che nella vita abbiamo proprio sbagliato tutto. Un’altra espressione molto usata è: “Lui si che ha capito come va il mondo!“.

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Quello di cui però voglio parlare ora è un po’ diverso. Mi riferisco a quei momenti, quasi catartici, oserei dire da ripresa cinematografica in cui l’immagine davanti a noi si ferma, vediamo la telecamera muoversi, riprendendo la medesima scena, ma da un’angolatura differente, più distante. Sono dei momenti, come dicevo in precedenza, di catarsi in cui osserviamo nitidamente la nostra vita e comprendiamo, nel profondo, di aver sbagliato tutto.

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A me è successo l’altra sera. Mi trovavo in un piccolo villaggio sulla riva svizzera del lago di Costanza. Avevo appena terminato di cenare e stavo sorseggiando un buon caffè quando la sensazione di aver sbagliato tutto si materializzò, all’improvviso, nella mia mente. Per comprendere bene la situazione, però, è necessario fare un passo indietro. Portate pazienza e seguitemi, non ve ne pentirete.

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Chi di voi mi conosce sa quanto adori viaggiare. Sin da ragazzo ho sempre preferito vacanze girovaghe alle classiche ferie al mare o in montagna. Da uomo poi sono riuscito spesso a fare lavori che mi permettessero di girare il mondo. Ho avuto la fortuna di visitare luoghi che difficilmente avrei potuto permettermi di vedere, facendo un tradizionale lavoro da ufficio. Durante i lunghi voli transoceanici, ho impiegato moltissima parte del tempo ad ascoltare musica, leggere libri e a vedere film.

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Su un volo da Milano a Miami, ricordo di aver visto un film con George Clooney che mi colpì moltissimo. Il titolo è Up In The Air, tradotto in italiano con Tra le Nuvole. In esso George Clooney ricopre il ruolo di un affascinante uomo d’affari che trascorre la quasi totalità del suo tempo in trasferte di lavoro. Non solo la cosa gli piace, ma ne fa anche una filosofia di vita. Tra una trasferta e l’altra riesce, infatti, a ritagliarsi il tempo per partecipare a conferenze in cui promuove questa sua “filosofia” grazie al cosiddetto monologo dello zaino.

George Clooney è sempre stato uno dei miei idoli cinematografici, sin dai tempi di E.R. – Medici in Prima Linea. Oltre alla bravura artistica, di lui ho sempre ammirato l’impegno civile e devo ammettere che quando qualche anno fa si vociferava di una sua possibile candidatura alla Presidenza degli Stati Uniti, sponsorizzata niente di meno che da Barak Obama, ne rimasi profondamente colpito e ammirato.

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E’ un attore affascinante e sicuramente carismatico. Il fatto di aver reso i capelli grigi un punto di forza non può che farne un mito agli occhi di chi, come il sottoscritto, il brizzolato lo deve subire. Se proprio dobbiamo trovargli un difetto, beh che dire? Gli si potrebbe contestare il fatto di essersi lasciato scappare la Canalis, ma del resto, a questo mondo, nessuno è perfetto.

Tornando seri, Clooney era ed è uno degli attori che preferisco, ma in questo film compie un balzo in avanti enorme. Fatte le dovute proporzioni, lo sottolineo, fatte le dovute proporzioni, Ryan Bingham, il protagonista impersonato da Clooney, sono io. All’inizio del film la voce di sottofondo dice “lo scorso anno ho viaggiato per 322 giorni“… io una volta sono riuscito a rivoluzionare le stagioni: grazie alle trasferte, ho vissuto un anno senza inverno: sono stato, infatti, in Europa per l’estate e l’autunno, sono poi andato in Australia e Sud America, dove era ancora estate e, quando lì stava per arrivare l’autunno, sono rientrato in Europa che già la primavera iniziava a farsi sentire.

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Scopo di Ryan Bingham, nel film, è quello di raggiungere l’ambitissimo club dei dieci milioni di miglia. Io non ho guadagnato così tante miglia, ma sono comunque riuscito ad ottenere quattro biglietti aerei per Malta, dieci giorni di noleggio auto e molto altro ancora, grazie ai diversi programmi frequent flyer. Nel suo portafoglio c’era una raccolta di tessere fedeltà da far impallidire un collezionista di figurine, ma anche la mia raccolta di fidelity cards di compagnie aeree, autonoleggi, lounge aeroportuali, hotel non è da meno. I suoi consigli per attraversare al meglio gli aeroporti, sono gli stessi che vi potrei suggerire io.

Torniamo al momento catartico di inizio articolo, mentre sorseggiavo quel caffè al ristorante l’altra sera. Come il personaggio interpretato da Clooney, anche a me spesso è capitato di essere invitato a numerose presentazioni importanti: lui era l’oratore, io quello che preparava lo stage e assisteva gli oratori con i microfoni. Nel film, George Clooney incontra una splendida Vera Farmiga al bar di uno degli hotel in cui soggiorna e, con lei, nasce una relazione.

A me la cosa più trasgressiva è capitata mentre mi trovavo a Singapore; una sera, squilla il telefono ed era un SMS da parte di una ragazza del posto, che avevo incontrato in ufficio qualche giorno prima; il messaggio era qualcosa del tipo “Mi manchi tanto, ho bisogno di te“, solo molto più hot. Peccato però che il telefono fosse quello aziendale dell’ex responsabile locale, licenziato due giorni prima e che il messaggio fosse inequivocabilmente indirizzato a lui.

Le aziende per cui ho lavorato mi hanno sempre mandato in hotel molto buoni, ma ragazzi, quando mai mi sarebbe potuto capitare di imbucarmi alla festa di una convention organizzata nel mio stesso hotel, insieme ad Anna Kendrick? L’hotel dell’altra sera in Svizzera era veramente bello, comodo ed elegante. Una doccia, finalmente larghissima. Il bagno enorme. Le luci e le porte completamente automatizzate.

Più tardi ho, ahimè, scoperto che quel paese (e anche quell’albergo) sono un rinomato centro di riabilitazione geriatrico… ho i brividi solo ad immaginare chi avrei potuto incontrare nell’ipotetica convention al posto di Anna Kendrick! Giudicate voi se non ho ragione a dire che nella vita ho sbagliato tutto!

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Davide Trentarossi 4 Articoli
Nato a Milano, l’8 maggio… di qualche anno fa, ma cresciuto in provincia. Ho scoperto molto tardi la passione per la scrittura. Sono laureato in Ingegneria Informatica. Amo viaggiare, e questo mi ha portato a lavorare in giro per il mondo. Molti aeroporti sono stati il mio “Second Office”. Dall’Australia al Sud America, da Mosca a Miami, oltre all’Europa. Amo viaggiare leggero: nel mio trolley il computer su cui appuntare le idee per un nuovo libro, l’inseparabile smartphone, per restare connesso al resto del mondo e un paio di cuffie per ascoltare la musica, un’altra grande passione. la mia email d.trenta@gmail.com

2 Commenti

  1. Bravo Davide, Mi hai fatto ricordare quei momenti. Amo la tua dizione, non è mai troppo tardi per niente, quindi forse un giorno comprerò il tuo libro.

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