Truffa dello specchietto con fuga e incidente. Coinvolto anche un bambino di 18 mesi

Auto carabinieri. Foto di repertorio

Una variante, finita fortunatamente bene, della truffa dello specchietto è accaduta l’altro ieri a Vimodrone. Protagonisti due coniugi residenti a Segrate ma appartenenti alle etnie rom, di 18 e 19 anni. Hanno tentato di truffare un uomo di 54 anni e suo padre di 86.

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Padre e figlio stavano tornando a casa quando i due rom, che avevano in macchina con loro anche il figlio di soli 18 mesi, hanno iniziato a seguirli lampeggiandogli insistentemente. I due non si sono fermati fino a che non hanno raggiunto l’abitazione, dove sono stati raggiunti dalla coppia di rom.

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Qui i rom hanno avvicinato i due uomini e hanno raccontato la solita storia in cui l’autista avrebbe rotto lo specchietto. Hanno chiesto 100 euro in contanti come risarcimento. Mentre parlavano con l’anziano che stava lì ad ascoltarli e ha detto loro di aver solo 30 euro nel portafoglio, il figlio ha chiamato il 112 che ha inviato una pattuglia della radiomobile della compagnia di Cassano d’Adda. Intanto l’86enne aveva dato loro 30 euro.

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L’aver preso tempo da parte delle due vittime ha permesso alla radiomobile di arrivare velocemente. Quando i due rom hanno visto la macchina dei carabinieri sono saltati sulla loro auto e hanno iniziato la fuga, sottoponendo il bambino ad un grave pericolo. Ne è nato infatti un inseguimento, cui si è presto aggiunta anche un’auto della stazione dei carabinieri di Carugate.

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I due rom hanno concluso l’avventura contro il ponte pedonale di via Piave, a Vimodrone, che scavalca il canale Martesana. Ci sono andati a sbattere da soli nella loro folle corsa. Fortunatamente il bambino non si è fatto nulla. I carabinieri li hanno raggiunti subito dopo l’incidente, li hanno arrestati per truffa (l’anziano aveva dato loro 30 euro, quindi la truffa si può definire avvenuta, e non solo tentata) e per resistenza a pubblico ufficiale. Dopo averli portati in caserma per i riti, il bambino è stato affidato a dei familiari. Quindi sarà ormai già tornato nel degrado in cui il destino, e la mancata attenzione ai questi problemi da parte del tribunale dei minori, lo hanno condannato.

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Ilaria Maria Preti 5249 Articoli
Metà Milanese e metà Mantovana, sono il Direttore responsabile di Co Notizie -Zoom News. Ho iniziato giovanissima con cronaca, cibo e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker di Radio Padania libera. Ora scrivo su alcune testate, coordino portali di informazione, sono una Web and Seo Editor Specialist

3 Commenti

  1. Purtroppo i figli li portano via solo a noi italiani, famiglie tranquille. Non li portano via a chi realmente li mette in pericolo. Questa e’ l’Italia.

  2. Il notare che i due truffatori “appartengono alle etnie (?) rom” è una idiozia. Quando ero un ragazzo, negli anni settanta, piaceva ai giornalisti segnalare l’origine regionale dei “cattivi”. Si leggeva quindi “Calabrese ruba”, “Siciliano spaccia”, “Pugliese stupra”. Per cambiare, potremmo notare altre caratteristiche, tipo “Biondo ferisce” oppure “Balbuziente spara”.

  3. i giornalisti sono abituati a scrivere la verità e a rispondere al codice deontologico.. L’indicazione dell’etnia, della nazionalità e dell’età del protagonista di un fatto, e spesso anche del nome quando veniamo a saperlo, fatto parte delle 5 w necessarie alla cronaca ( che è quella su cui si costruisce poi la ricerca storica). Who ( chi) what ( cosa) where (dove) When ( quando) why (perchè).

    Sono fermamente contraria all’uso politico delle parole, e soprattutto al tentativo di imporne un uso piuttosto di un altro o di tentare di nascondere dei fatti vietando di scrivere origine geografica, etnia, età o sesso. sono dati che indico ( quando le conosco specificatamente o in macro gruppo)) sia di vittime sia di accusati nel caso della cronaca nera, sia di protagonisti di storie di cronaca bianca.

    Impedire ai giornalisti di scrivere i dati veri di un fatto e di chi lo compie significa esercitare una censura politica sul giornalismo. La parola zingaro è vietata in quanto considerata offensiva. L’indicazione dell’etnia di una persona però non è offensiva, è un dato di fatto. Purtroppo però, pure essendo ben consapevole che il gruppo etnico afferibile alle persone in oggetto fosse quello macro di quelli che in siciliano sono chiamati Camminanti e in mantovano Cigagni, non posso citarli con la parola italiana, tantomeno voglio offenderli se la trovano offensiva, Iìindicarli come segratesi è sbagliato perchè la residenza anagrafica non identifica nessuno, e io non voglio sbagliare.

    Mi rimane quindi solo la parola etnica diffusa di rom, usata anche dallo stato italiano nella locuzione “campi rom”, anche se sono ben consapevole che non esiste un solo gruppo di rom, ma ci sono i rom nati nei paesi dell’est, quelli nati in Germania, quelli serbi, quelli con cittadinanza italiana… ed è impossibile attualmente e con i tempi ristretti del giornalismo sapere a quale gruppo appartengono i due truffatori dell’articolo.

    Insomma, eliminata la parola generale perchè sentita come offensiva dal macrogruppo in questione, per dare la notizia essenziale, e fare un servizio pubblico di avviso della popolazione sul pericolo della truffa dello specchietto, mi rimane solo la frase più vicina possibile alla specificità, cioè “appartenenti ad una etnia rom”.

    Succede lo stesso con la parola clandestino. Quando è rivolta nei confronti di un migrante, è necessario usare un giro di parole che non sempre è chiaro al lettore. Questo perchè a qualcuno è passato per la testa che l’aggettivo “clandestino” sia offensivo e non descrivente della situazione concreta della persona in questione, che è invece un dato di fatto. Nella parola irregolare mi tocca assimilare nello stesso gruppo chi ha il foglio di via, chi ha perso i documenti, chi li ha comprati falsi, gli apolidi non riconosciuti, i veri migranti che hanno avuto qualche problema burocratico e chi è entrato in Italia con il preciso scopo di entrarci senza permessi. Peggio ancora! Dopo la scelta di eliminare l’aggettivo clandestino e usare la parola irregolare per indicare chi arriva con lo scopo di entrare in Italia senza permesso, ci si è trovati anche nella condizione di dover indicare lo stato di regolare a fianco della nazionalità di uno straniero con i documenti in ordine, invece di darla per scontata… il che è leggermente assurdo concettualmente, ma necessario per la chiarezza degli articoli nella situazione attuale.

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