El Cristun de cement ha riavuto la sua mano dopo 10 anni

La mano di Cristo

Milano. Questa è la storia della mano del Cristun de cement ( Cristo di cemento) che si trova in via San Dionigi. L’aveva persa 10 anni fa, abbattuta per sbaglio durante i lavori per la sostituzione di un lampione, e poi andata persa. Ora la mano del Cristo che benedice i passanti dalla terrazza di una casa privata e che sovrasta l’entrata della via è tornata al suo posto.

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El cristun de cement, ricostruita la mano del Cristo del Corvetto. I protagonisti
Antonio Mendola artista, Nasser Abdel Latef proprietario, Chiara Perazzi, Romano Saini finanziatore e Romano Corona A2A

Milano è una città dalle tante storie e leggende, ha una cultura antica e la sua popolazione ha un senso dell’ironia e del sarcasmo davvero unici. Grande anche la fede cristiana. Ecco perchè si trovano segni di ambedue le caratteristiche milanesi nei punti più improbabili e strani, se giudicati con il pensiero moderno.

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E’ Chiara Perazzi, una degli artefici del ritorno della mano del Cristun de cement, che ci ha raccontato come si sia giunti al risultato. “Dietro a una semplice mano da restaurare c’è una storia tanto meravigliosa quanto misteriosa ed un lavoro di squadra che va avanti da oltre un anno. La statua del “Cristun de Cement” non era mai stata censita né dal Comune né dalle Belle Arti. Per questo motivo è rimasta per anni danneggiata, fino a quando, nel 2019, ho preso a cuore la vicenda insieme all’imprenditore Romano Saini che abitava qui nella zona da piccolo.”

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Un anno di trattative per rendere la mano al “Cristun de cement”

“Abbiamo impiegato un anno per arrivare a questo risultato: abbiamo contattato il proprietario dell’immobile su cui sorge la statua, Ahmad Abdel Latef, coinvolto l’artista Antonio Mendola, che ha riprodotto la mano attraverso una ricerca iconografica, e abbiamo restituito l’antico splendore alla statua del Cristo di via Dionigi. Dopo una prima salita a novembre per prendere le misure grazie al carrello in quota fornito dall’Associazione ODV – Associazione Volontari di Protezione Civile Gruppo A2A, capitanata dal dottor Roberto Corona, che ha reso disponibile il suo operato anche per i lavori di messa in opera, c’è stata la posa definitiva.

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el cristun de cement, Roberto Saini, finanziatore, e Chiara Perazzi, promotrice dell'opera
Chiara Perazzi e Romano Saini, dietro l’opera di ricostruzione della mano del Cristun de Cement

Infatti, dopo che l’imprenditore Romano Saini si è reso disponibile a finanziare il restauro, io mi sono assunta la responsabilità civile dei lavori. Questo monumento è molto amato poiché quando la via San Dionigi aveva il senso di marcia inverso, questo era il monumento che accoglieva e salutava benedicendo con la mano le persone che entravano a Milano da sud è quindi un pezzo importante della storia della città.”

La storia di quella mano

Come dice Chiara Perazzi, l’istituto delle Belle Arti e il Comune di Milano hanno sempre snobbato il Cristun de Cement, nonostante sia una delle opere che, anche se non hanno un valore artistico confermato, fanno parte del patrimonio etnoculturale di Milano.

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La statua è stata costruita tra il settecento e l’ottocento, da un artista ignoto, in graniglia di cemento mischiata a sabia del Ticino. Forse era la prova per una statua simile in bronzo che poi non fu fusa, o forse al suo autore piaceva così. La chiamavano anche “El Signoron de Milan”. L’animo sarcastico dei milanesi gli attribuiva un monito. Si diceva che le tre dita benedicenti, simbolo delle virtù teologali fede speranza e carità, avvisasse in realtà i Milanesi Arius (ariosi), cioè di campagna, che arrivavano a vivere in città, che lì l’affitto di casa si pagava ogni 3 mesi e non una volta all’anno, come succedeva fuori città.

cristun de cement Corvetto - El Cristun de cement ha riavuto la sua mano dopo 10 anni 12/12/2020
lavori in corso per la ricostruzione della mano

Un’altra leggenda sul Cristun de cement del Corvetto, via san Dionigi è in quella zona, riguarda le sue origini. Si dice infatti che fu ripescata dalla Vettabia, fiume che scorre in zona, dove era stato gettato da sconosciuti, e che i milanesi della zona Corvetto, già povera e periferica ai tempi, lo misero sul terrazzino per abbellire il loro quartiere. Poco avanti, proseguendo per la via san Dionigi, costeggiando il parco della Vettabbia, si arriva ad uno dei più bei complessi monastici della Lombardia, l’abazia di Chiaravalle. Forse il Cristun de cement arriva proprio da lì.

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Ilaria Maria Preti 5249 Articoli
Metà Milanese e metà Mantovana, sono il Direttore responsabile di Co Notizie -Zoom News. Ho iniziato giovanissima con cronaca, cibo e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker di Radio Padania libera. Ora scrivo su alcune testate, coordino portali di informazione, sono una Web and Seo Editor Specialist

2 Commenti

  1. se la signora Perazzi citasse le fonti delle notizie sarebbe più corretto, basta cliccare e leggere nel sito Vivere Milano l’articolo di Roberto Marelli il primo a scrivere la storia di questa statua da lui filmata nel 2004 per un servizio televisivo del suo programma e gli articoli dei vari giornali scritti nel corso degli anni e ora anche nel capitolo del suo libro di prossima uscita dedicato a Porta Romana. La notizia del restauro Marelli l’ha appresa con gioia dal Signor Ronamo Saini ch si era assunto l’impegno anche finanziario affinché la “mano” tornasse al suo posto. Che la statua fosse del settecento/ottocento e di graniglia fornita dalla sabbia del Ticino Marelli ne è venuto a conoscenza nel 2010 interpellando un ingegnere, come anche la storia dei “mesi di affitto” è nata dal pittore Ezio Soffientini che nel 2004 ha ritratto El signoron per la copertina edita in quell’anno. dico solo che bastava che la signora Perazzi citasse la fonte di queste notizie e non farle passare come sue…

  2. Signor Marelli, l’articolo lo ho scritto io, non Chiara Perazzi, e le fonti sono le mie. Inoltre un quotidiano non cita come fonte altri giornali concorrenti.

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