Magenta

La storia dei nostri partigiani alle “Staffette partigiane” di Magenta

Venerdì 24 e sabato 25 maggio 2019 sono tornate in tensostruttura a Magenta le “Staffette partigiane”. All’interno del programma di eventi, è’ stata allestita da parte del Coordinamento Magentino dell’Anpi la mostra sui partigiani lombardi, con particolare attenzione a quelli del nostro territorio.

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E’ qui che si approfondisce la figura di Anselmo Airoli, nome di battaglia Licio (1898-1965), magentino di adozione, operaio alla fabbrica di Magenta della famiglia Molho (di origine ebraica). Il comandante, come anche viene ricordato, costituì la prima cellula di resistenza a Magenta nel 1937 e cioè al suo ritorno dalla Sicilia dove fi confinato dal 1922 al 1936 perché antifascista. Il comandante diede vita alla divisione Magenta che radunava 3 brigate: la 168° con partigiani di Magenta e territori limitrofi, la 169° dell’Abbiatense, la 170° di Motta Visconti e dintorni. La divisione anche sulla spinta di altri fatti di sangue e Resistenza, dettati dalla morte di Alfio Ragonesi e Franco Parmigiani (altre due figure approfondite nei pannelli iconografici in mostra).

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Anselmo Airoli diventa infatti capo del distaccamento autonomo di Cerano, ovvero sia della brigata Ticino. In questi boschi, nei dintorni di Cerano, combatterono questi partigiani. Ragonesi cadde dopo aver resistito fino all’ultimo, circondato da un centinaio di fascisti il 2 settembre del 1944. Parmigiani fu operaio magentino e compagno di lotta di Alfio. A lui venne intitolata la 168esima brigata Garibaldi.
La curatrice della mostra Betty Bozzi.
Cosa significava allora Resistenza? Un movimento unitario e trasversale, composito. Persone di tutte le estrazioni sociali, omini e donne, accomunati da un unico sentimento antifascista, anelante alla giustizia e alla libertà.

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Cosa significava allora combattere il fascismo?

Combattere contro chi aveva cancellato i diritti, soppresso i partiti, cancellato la cultura e condizionato il processo culturale ad asservimento della politica. Se si veniva presi, il prezzo in conto era altissimo: essere arrestati significava interrogatori sotto tortura, deportazione, morte. La Resistenza ci restituì la democrazia, il bene prezioso che dobbiamo difendere. Fare memoria non è quindi osservare una fotografia ingiallita del passato, ma è affermare questi principi attraverso la conoscenza della storia.

Per ciò che riguarda la Resistenza nel Magentino, va ricordato che non per disattenzione ma per mancanza di informazioni in merito, non abbiamo potuto ricostruire ancora tutta la storia della nostra resistenza locale. Oltre alla Divisione Garibaldi Magenta (di cui Anselmo Arioli, che dà il nome alla nostra sezione, fu il Comandante) composta da 3 brigate e molto estesa, ci furono le formazioni cattoliche (Brigata Colombini).

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Il programma della festa

Sabato 25 maggio 2019 grigliata partigiana alle 12.30 (anche per vegetariani). Dalle 15.30 presentazione del libro di Gino Marchitelli “Il covo di Lambrate” e del libro “l’Italia liberata” di Daniela Bianchessi. Alle 17 performance del gruppo Picabù: “Frammenti di vite in movimento” A seguire, aperitivo, cena e concerto di “Canzoni alla finestra”.

Per tutta la durata della festa il bar di Staffette Partigiane sarà aperto e sarà possibile visitare la mostra allestita dall’Anpi. Anche quest’anno tra stand e banchetti dei vari ospiti sarà attivato lo sportello di emergenza e assistenza ai lavoratori organizzato dalla Cub.

Nota della redazione
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Cristina Garavaglia

Giornalista

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