San Biagio aperto ai fedeli con i dolci della scuola di pasticceria. Magenta

San Biagio. Il professor Andrea Ravanelli con i suoi allievi e madre Anna Galimberti

Il 3 di febbraio per Magenta è una data particolarmente sentita sia dal punto di vista della devozione, sia dal punto di vista della tradizione. San Biagio, medico e vescovo di Sebaste (Armenia), salvò il piccolo che stava soffocando a causa di una spina di pesce conficcatesi nella sua gola. Da qui la tradizione della benedizione alla gola e del bacio della reliquia del Santo nella cappella dell’istituto delle Madri Canossiane di Magenta. La pandemia non ha consentito il tradizionale bacio e la benedizione con le candele incrociate ma il luogo di culto resta comunque aperto per la devozione popolare, come del resto ha spiegato Madre Anna Galimberti.

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Si entra in maniera contingentata per tutto il giorno e si può accendere un cero, prendere un’immaginetta, pregare la figura del Santo la cui metafora appare quella del respiro della fede, della vita. Una scelta, quella di tenere aperta la cappella e viva la tradizione, che è stata apprezzata dai magentini. Gli stessi che si sono ritrovati all’interno dell’istituto (e con le distanze e precauzioni che impone l’emergenza sanitaria), i tradizionali firòn di castagne e marroni di Cuneo ma anche i dolci della tradizione come il panettone. Novità, riproposta per il secondo anno consecutivo, sono stati i biscotti di San Biagio realizzati dagli allievi della scuola di pasticceria, ospitata nell’istituto della Madri Canossiane magentine. Si tratta dell’Enac (Fondazione Enac Lombardia C.F.P. Canossa) che si basa sull’istruzione, educazione e formazione professionale nell’alternanza scuola-lavoro. L’istituto professionale offre un corso triennale al termine del quale si ottiene la qualifica di pasticcieri-panettieri. C’è poi la possibilità di pecializzarsi in un quarto anno e diventare tecnico agro-alimentare.

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Magenta San Biagio aperto ai fedeli con i dolci della scuola di pasticceria. Magenta
L’immagine del Santo che si trova nella cappella magentina

I biscotti di San Biagio

“L’idea del biscotto di San Biagio nasce dalla presenza della cappella dedicata al Santo – spiega il professore di pasticceria Andrea Ravanelli – Si è pensato di dare vita a un’unità formativa e così i ragazzi hanno studiato la vita e il percorso di vita di San Biagio con l’aiuto di Madre Letizia che si occupa dell’educazione religiosa. Abbiamo cercato così di proporre due varianti di biscotti con all’interno gli ingredienti che si ricollegano proprio ai luoghi di San Biagio – prosegue il docente – Sono nate le ricette dei biscotti all’anice e di quelli all’uva sultanina e miele con farina di mais o di riso. In più i nostri grafici hanno studiato l’etichetta e la confezione, realizzando poi lo stampo tridimensionale a forma di pesciolino che rimanda al miracolo che compì San Biagio liberando la gola al bambino morente proprio dalla spina di pesce”.

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Soddisfatti anche i futuri pasticcieri per quanto sfornato dalle loro mani. Gli stessi hanno infatti ammesso di svolgere un lavoro che amano, che li rilassa e che gli consentirà di entrare subito nel mondo del lavoro.

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Cristina Garavaglia
Cristina Garavaglia 961 Articoli
Giornalista

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