Spacciare a Milano…

Castello Sforzesco

Milano. Oggi si parla di piccoli spacciatori e di droga, specie dopo che l’azione di Matteo Salvini che, con un colpo di citofono al quartiere Pilastro, ha scoperchiato la realtà dello spaccio al dettaglio, quello che si pensava trascurabile, ma che è composto da un esercito di persone che “fanno giornata” distribuendo la droga ai clienti finali.

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Qualche tempo fa i sequestri di droga davano soddisfazione. Ogni volta si parlava di chili, e l’ordine del valore era nelle centinaia di migliaia di euro. L’obiettivo delle forze dell’ordine era colpire soprattutto i grandi trafficanti. Le pene per il narcotraffico sono molti pesanti. Oggi è quindi cambiata la strategia degli importatori. La loro parola d’ordine è “mai farsi prendere con troppa roba addosso”. Di conseguenza è cambiata anche la strategia delle forze dell’ordine.

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Recuperare socialmente chi si droga

Più volte il questore di Milano, Sergio Bracco, ha ripetuto che la strategia migliore per combattere il traffico di droga è quella di recuperare i drogati. Insomma oggi l’attenzione è spostata verso il consumatore e verso il distributore al dettaglio, che è poi quello che il cittadino normale nota, che crea allarme e degrado nei luoghi scelti per lo spaccio. Lo spaccio di droga al dettaglio è una delle cause della forte sensazione di insicurezza dei cittadini di Milano e dell’hinterland.

I sequestri sono quindi diventati centinaia al giorno ma per piccole quantità. Quasi quasi non fanno notizia, se non che alla fine dell’anno ci si accorge che la somma delle piccole quantità di droga sequestrate fanno lo stesso totale delle quintalate delle operazioni di un tempo. Anzi,dato che si pesca nel mucchio, probabilmente ne si sequestra di più.

Anni di carcere per pochi euro, ma ne vale la pena?

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Le denunce e le piccole condanne che si accumulano sulle spalle degli spacciatori arrivano alla fine a contare tanti anni di carcere quanti ne contano le condanne per narcotraffico. Una battaglia che sembra non aver mai fine e che coinvolge tutti. Nella stragrande maggioranza gli spacciatori sono stranieri. Ma i consumatori, gli assurtori, sono in stragrande maggioranza italiani. I giovani con le pasticche, i vecchi con l’eroina, i ricchi con la cocaina.

Si erano divisi la città in zone ed etnie

I gambiani sono ancora al parco Sempione, spacciano hashish e marijuana in perenne lotta con i biker della polizia e con i carabinieri. Vi sono poi i luoghi storici dello spaccio come il boschetto di Rogoredo, che ora sta svuotandosi proprio grazie alla lotta quotidiana allo spaccio al dettaglio, e la stazione Centrale.

Lo smartphone spacciatore

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Culture digitali

Oggi c’è anche però il pusher di fiducia, quello che ha i numeri di telefono dei clienti e che, via whatsapp o altri social, li avvisa sia sul luogo dell’appuntamento, sia sulle quantità che ha da vendere. In realtà, lo spacciatore è lo smartphone con la raccolta dei contatti telefonici. Il pusher è intercambiabile, sostituibile. Lo smartphone, come il citofono, no.

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Ilaria Maria Preti
Ilaria Maria Preti 4389 Articoli
Metà Milanese e metà Mantovana, sono il Direttore responsabile di Co Notizie -Zoom News. Ho iniziato giovanissima con cronaca, cibo e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 al 2019 speaker di Radio Padania libera. Ora scrivo su alcune testate, coordino portali di informazione, sono una Web and Seo Editor Specialist

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