Antonia Bertocchi. “Cremona merita di essere capitale italiana della cultura”

Antonia Bertocchi

Cremona. Antonia Bertocchi è candidata alle elezioni amministrative di Cremona, nella lista della lega. Il suo apporto alla politica rispecchia sia il suo carattere sia la sua esperienza culturale.

Si è ripromessa un traguardo di grande respiro ma prettamente culturale: rendere grande Cremona agli occhi del mondo e trasmettere nel modo migliore la conoscenza della sua eccellenza culturale.
Antonia è, infatti, una esperta antropologa cremonese. Una delle poche donne che hanno raggiunto le vette della ricerca culturale e scientifica del suo campo, fondando linee di pensiero e rappresentando la sua città e la regione nei massimi convegni mondiali. Una intervista, per l’occasione, non poteva mancare.

Come antropologa, quale contributo potrebbe dare al riconoscimento di Cremona come capitale della cultura italiana, da parte del Ministero nel 2022?

Penso di rendermi disponibile per aiutare a coniugare le eccellenze della cultura dotta con quelle della cultura popolare e del paesaggio. Vorrei che questi aspetti,insieme, facciano sistema e concorrano a definire sempre meglio la nostra identità.

Questa proposta è stata oggetto di critiche e anche di “fuoco amico”, in quanto le eccellenze culturali cremonesi, rispetto a quelle di altre città, non sarebbero sufficientemente competitive

Le eccellenze culturali di Cremona sono poco conosciute, persino dai cremonesi. Si è giustamente insistito sulle eccellenze musical, tanto da meritare il riconoscimento dell’Unesco al nostro “Saper fare liutario” come patrimonio dell’umanità. Questo è sicuramente un discorso vincente su tutti i fronti, che domanda una valorizzazione costante , anche per la sua produttività turistica ed economica, così come è doveroso continuare a promuovere le nostre eccellenze nel campo della pittura e dell’architettura.

Culture digitali

Penso ai Campi, al Pordenone a Sofonisba Anguissola, alle nostre chiese barocche, al Duomo definito da Sgarbi “La Cappella Sistina della Pianura Padana ”
Tuttavia, un attento percorso di ricerca che comprendesse, oltre alle arti, anche i temi scientifici, ci riserverebbe gradite sorprese. Ricordo Ianello Torriani, Arcangelo Ghisleriemolti altri.

Noi cremonesi non abbiamo mai fatto una ricerca in profondità sulla nostra identità storica e culturale e scientifica e questa potrebbe essere proprio l’occasione da cogliere per cominciare. Penso che questo percorso di riappropriazione delle nostre radici e potenzialità culturali, potrebbe condurci comunque ad un arricchimento, indipendentemente dal fatto che Cremona possa venir riconosciuta come capitale della cultura italiana.

Si tratterebbe comunque di una strada piuttosto ardua…

Culture digitali

Effettivamente bisogna tener presente che tutte le città italiane sono ricche di eccellenze nel campo della cultura dotta e che una competizione basata solo su questo piano, potrebbe risultare limitante. Probabilmente questo riconoscimento verrà dato poco per volta a turno a quasi tutte le città italiane.

Ed ecco il pronto soccorso antropologico: evidenziare, accanto alle risorse della cultura dotta, quelle della cultura popolare, che comprende i miti, i riti, le feste folkloristiche e i dialetti. Ricordiamo che tra le loro forme dette “volgari” poi abbandonate, spicca il volgare cremonese, proprio perchè Dante Alighieri nel De Vulgari eloquentia “lo classifica un volgare italiano “ illustre, cardinale, regale e curiale”. E sappiamo come con Gherardo Patecchio ed altri, questo nostro volgare abbia contribuito, alla elaborazione della lingua italiana .
Accanto alle forme volgari, nate nelle corti medioevali, grazie all’ascesa di nuove classi sociali popolari : artigiani, commercianti , amministratori dei nascenti comuni, che erano parlate da diplomatici, statisti,membri eminenti del Clero e della società, coesistevano le forme vernacolari parlate dal popolo minuto: i dialetti che parliamo ancora oggi.

Anch’esse sono tutelate dall’Unesco (anche se solo quando vengono riconosciute come lingue) insieme alle tradizioni popolari, come Beni Immateriali Patrimonio dell’Umanità. Ma a questo importante riconoscimento teorico, non ha corrisposto un’ adeguata tutela, valorizzazione e comunicazione, tanto che esse vanno scomparendo. Di qui l’esigenza di intervenire con strumenti scientifici efficaci e realizzabili, come portali web dedicati, che potrebbero venir implementati dalla nostra nascente Silikcon Valley cremonese coinvolgendo il Polo per l’ innovazione digitale e Lombardia Informatica.

Davvero interessante. Altri progetti ?

Altri interventi , riguardano il rilancio delle compagnie di Teatro Dialettale e la messa a sistema dei piccoli musei del lavoro intorno al Museo del Cambonino, in collaborazione con il Museo del Paesaggio e con il Bosco Didattico nel contesto dell’ l’Ecomuseo della Provincia di Cremona “ Il territorio come Ecomuseo” che annovera 20 nuclei.

L’interesse antropologico di questi nuclei sta nel fatto che essi insistono su territori caratterizzati da piccoli musei e da manifestazioni folkloriche e di conseguenza, la loro mappizzazione etnografica, potrebbe diventare oggetto di pacchetti turistici nei quali l’itinerario paesaggistico verrebbe integrato con quello etnologico.

Ilaria Maria Preti
Ilaria Maria Preti 2594 Articoli
Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente sul giornalino della parrocchia. Tra 1977 e il 1982 circa ho collaborato con una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 sono uno speaker di Radio Padania libera.

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