Gli eretici milanesi contro Pietro da Verona

Dopo aver appoggiato Milano quale libero Comune in una vittoriosa lotta contro l’impero, Papa Innocenzo IV fu ospitato nel monastero confinante Sant’Ambrogio dove poté gozzovigliare per otto giorni a spese dei cittadini riconoscenti.

Fu allora che il pontefice prese la risoluzione di aiutare nuovamente la città. Questa volta si trattava di combattere un nemico privo di armi; o almeno, non letterali. Il Papa, infatti, determinò di combattere gli eretici della città che lottavano contro gli eccessi della Chiesa inviandogli contro l’inquisitore Pietro da Verona. Si diceva che costui fosse un santo capace di compiere miracoli.

Un eretico persecutore di eretici

Per alcuni, i discorsi di Pietro da Verona contro gli eretici risultavano anche avvincenti. I milanesi in generale, però, nonostante il bene che volevano a Papa Innocenzo, proprio non riuscivano a tollerare quel voltafaccia di Pietro da Verona. Costui era nato da famiglia eretica, ma poi si era votato a combattere le eresie. Anzi, si era trasformato nel principale persecutore di eretici, allora abbondanti nella città di Milano. Non contento di incutere terrore da vivo, andava predicando che da morto avrebbe lottato anche peggio contro le eresie.

Soprattutto il partito costituito in maggioranza da nobili ghibellini era irritatissimo dall’atteggiamento di Pietro da Verona. Anche i pochi eretici che avevano il coraggio di uscire allo scoperto, però, non perdevano occasione per accusare a loro volta Pietro da Verona di essere fanatico, ipocrita, e di ricorrere alla stregoneria per compiere i suoi miracoli. Ghibellini ed eretici assoldarono dunque dei sicari che iniziarono a studiare i movimenti del santo sterminatore d’infedeli.

L’assassino diviene santo

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Il giorno per lui fatale fu il 6 aprile 1252. Pietro da Verona rientrava a Milano dopo un viaggio insieme a un tal frate Domenico. Giunti nei dintorni di Seveso furono assaliti dai sicari che ruppero il cranio a Pietro da Verona. Il frate che lo accompagnava riuscì a fuggire, ma morì pochi giorni dopo a causa delle ferite riportate. Due sicari furono catturati ma riuscirono a evadere, probabilmente aiutati dagli stessi potenti nobili che avevano commissionato loro il lavoro. Uno di essi, un certo Pietro Carino da Balsamo, improvvisamente si pentì e si convertì. Non solo visse il resto dei suoi giorni da penitente, ma fu lui stesso fatto santo. Alcuni pensarono che il pentimento dell’assassino, unito alla sua elevazione a santo, fosse uno dei miracoli operati dalla vittima.

In realtà sembra che Carino si fosse gravemente ammalato. Convinto di dover morire, ebbe forse paura di finire all’inferno e trovò più conveniente pentirsi. Comunque siano andati i fatti, in tutta questa faccenda Pietro Carino da Balsamo ricalcò il copione di Saulo di Tarso, trasformandosi da persecutore di santi a santo esso stesso.

Un insopportabile santo

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In quanto a San Pietro da Verona, sembra che avesse predetto il suo martirio. Era stato il suo crocefisso a parlargli. Consapevole che sarebbe morto, in un discorso aveva detto: “So di certo che gli eretici tramano la mia morte, che hanno già dato in mano denari ai sicari. Facciano pure, ma sappiano che io farò loro più danno da morto che da vivo”.

Sembra inoltre che Pietro da Verona andasse in giro dicendo che gli sarebbe piaciuto morire da martire: e fu accontentato. In ricordo di tale evento, sul luogo del delitto fu eretta una cappella a San Pietro Martire, a Seveso. Non si sa bene come Pietro da Verona sia finito santo, poiché in molti non lo potevano soffrire, primi fra tutti i suoi confratelli monaci che tempo addietro lo avevano accusato con asserzioni disonoranti e poi lo avevano fatto confinare a Jesi.

E’ vero che i milanesi commisero un omicidio nei confronti dell’insopportabile persecutore di eretici che la Chiesa reputava santo, ma a sua volta la Chiesa si ostinava a persistere nel suo atteggiamento di mondanità e arricchimento a discapito della popolazione: difficile stabilire chi tra le due fazioni avesse più colpe da scontare!

Tratto dal libro “All’ombra del castello” di Michela Pugliese. Fonti: https://gocciadinchiostro.wordpress.com/
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/331826/allombra-del-castello-2/