L’assedio di Milano, l’asino morto e lo smacco di Porta Tosa

La spedizione punitiva contro Milano

Era l’estate del 1158 e l’imperatore Federico I, a capo di un vasto esercito, avanzava contro Milano. Era determinato a infliggere una memorabile punizione alla città ribelle.

Le truppe di molte città lombarde, indispettite dalla preminenza commerciale che Milano aveva raggiunto, iniziarono a rafforzare l’esercito straniero. Milano, però, non sembrava per nulla impressionata dal poderoso esercito nemico che si ingrossava man mano che si avvicinava. Anzi, quando furono assediati, i milanesi presero a farsi beffa degli assedianti ritenendoli rozzi e ridicoli.

La burla dell’asino

Lo storico Aurelio Garobbio racconta che in quel tempo, in casi simili, era d’uso schernirsi: “Sappiamo che in certi assedi si lanciava con un mangano un asino vivo e la povera bestia, passando sopra le mura, piombava di schianto dentro la città”. Benché tale gesto sia da considerarsi puro atto d’intimidazione, c’è da dubitare di tale usanza: se si assedia una città per stringerla nei morsi della fame, non sarebbe logico riversarvi dentro quintasli di carne fresca da gettare in pentola.

Che durante l’assedio di Milano del 1158 sia stato scaraventato entro le mura un asino oppure no, forse i milanesi si lasciarono realmente ispirare da tali fatti. Pensarono così di burlare l’esercito nemico uscendo dalle mura e facendovi ritorno con bestie rubategli. Sembra che davvero qualche milanese sia riuscito a uscire dalla città assediata e, anziché pensare di mettere in salvo la propria vita, sia andato a rubare i cavalli agli scudieri dell’esercito nemico per condurli entro le mura. Ne presero così tanti, che in Milano un cavallo era venduto per quattro soldi.

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Come una prostituta impedì lo sfondamento di Porta Tosa

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Quando poi l’esercito nemico riuscì a forzare una delle porte della città, Porta Tosa, l’attuale Porta Vittoria, i milanesi gli tennero testa coraggiosamente. Infine, però, dovettero indietreggiare sopraffatti. A impedire che Porta Tosa fosse conquistata dal nemico fu una donna di facili costumi che lo tenne a bada con le sua arti. Sembra che la prostituta si sia affacciata al balcone con le vesti sollevate. Per i suoi connazionali fu dunque facile ricacciare indietro il nemico distratto dalla sua esibizione. Il Garobbio fa notare che quando fu ricostruita Porta Tosa, i milanesi rappresentarono su tale porta la moglie dell’imperatore nemico con le gambe aperte intenta a radersi il pube.

Tale immagine, ritenuta sconcia, fu poi rimossa nel 1848 per volere di San Carlo Borromeo e attualmente è esposta presso il Castello Sforzesco di Milano. Il Garrobbio fa però anche notare che quell’immagine potrebbe essere stata ispirata dall’evento di Porta Tosa. Dunque rappresenterebbe la prostituta che si impegnò a distrarre il nemico, piuttosto che l’imperatrice.

Sulla strada per l’inferno

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C’è però la possibilità che l’immagine fosse realmente riferita all’imperatrice, volendo i milanesi esporla in coppia con quella dell’imperatore che fu immortalato mentre il diavolo se lo portava via sulle corna così com’era rappresentato sugli archi di Porta Romana. Anche la scelta delle porte probabilmente non fu casuale: la parola milanese tosà ha infatti il significato di radere.  In quanto a Porta Romana, era la porta che apriva la strada per Roma, la sede del papato. Non si sa se i milanesi sperassero che il diavolo portasse l’imperatore nemico dal Papa per ricevere una giusta punizione oppure se ritenessero che sia l’imperatore, sia il Papa, fossero sulla buona strada per l’inferno.

Per approfondire l’argomento si può consultare il libro ‘All’ombra del castello’ di Michela Pugliese. https://www.youcanprint.it/storia-europa-italia/allombra-del-castello-9788892664630.html
e https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/331826/allombra-del-castello-2/

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