Estate 2004. Il governo berlusconi scivolava sui gay

Corsi e ricorsi storici. Estate 2004. Il governo berlusconi scivolava sui gay. Una frase sugli omosessuali estromise Buttiglione della commissione europea.


Senza saperlo, nel 2004, gli omosessuali stavano per causare un disastro politico, un terremoto dalle imprevedibili conseguenze per l’ Europa, l’Italia e il governo allora in carica che era guidato da Silvio Berlusconi; ma non lo hanno fatto con coscienza in quanto orientati a centrosinistra e neppure hanno evitato di andare fino in fondo perché spostatisi a centrodestra. Semplicemente sono stati fermi, sono esistiti e il mondo della politica si è messo a ruotare per loro e intorno a loro; ai suoi tempi il filosofo greco Aristotele avrebbe definito questa situazione propria del “motore immobile”: stando fermi son causa del movimento altrui.

Tutti gay. Per finta, però

Il 5 ottobre 2004, nel corso della commissione giustizia del parlamento di Strasburgo, il commissario indicato dall’Italia Rocco Buttiglione ha definito l’omosessualità “peccato” e “sintomo di disordine morale”. A questo punto scoppia la bufera: prime pagine dei giornali, sinistra all’ attacco, il posto di Bottiglione, promesso e non ancora assegnato, torna in discussione. Qualcuno avrebbe potuto pensare che il mondo stava cambiando e non si poteva più insultare i gay perché essi avevano acquisito un peso nella società. Ma costoro si sarebbero sbagliati: in gioco c’erano equilibri politici, non sociali. Mirko Tremaglia, ai tempi ministro per gli italiani nel mondo (carica che poteva essere inglobata nel ministero degli esteri se non ci fosse la necessità di inventare posti di governo) si inserì nella polemica (“povera Europa – ha detto per sostenere Buttiglione – i culattoni sono in maggioranza”) senza che nessuno lo considerasse più di tanto; segno, questo, che a essere in discussione non era la purezza o la sconcezza di un rapporto omosex ma gli equilibri interni alla maggioranza di governo di Italia ed Europa e le dichiarazione di Buttiglione, che erano trancianti e per questo prestavano il fianco a divisioni semplicistiche in favorevoli e contrari, erano il grimaldello col quale scardinare un castello di potere già definito, con conseguenze imprevedibili.

La commissione europea contrappeso di governo

L’ingresso di Buttiglione nella commissione dell’Unione Europea era probabilmente un pegno dovuto dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi al suo alleato ministro, che l’ha aiutato in un momento difficile quando, la scorsa estate, il leader dell’Udc Marco Follini faceva le bizze, ponendosi ripetutamente contro il governo. Fu allora che Buttiglione, con il fido deputato Gianfranco Rotondi, rispolverò l’ idea, mai dimenticata, di riportare in vita il Cdu, costola dell’ Udc, portando con sé i parlamentari necessari ad arrivare alla fine della legislatura potendo fare a meno del resto dell’Udc. In cambio dello scisma, il posto spettante all’Italia nell’Unione Europea sarebbe andato proprio a Buttiglione. L’accordo fu fatto e a Follini non rimase che fare retromarcia, calmarsi i bollori e, per siglare la pace, prenotare il posto da ministro delle politiche comunitarie, lasciato libero da Buttiglione, per un esponente dell’Udc proveniente dal Ccd e non dal Cdu. In questo quadro è chiaro che la bocciatura di Buttiglione ha riaperto questioni delicate e dall’esito a tutt’oggi imprevedibile. Alla fine la nomina per Buttiglione non è arrivata e il filosofo, dopo   essere uscito dal governo dalla porta, rientrò dalla finestra: l’Udc non rinunciò a un posto supplementare nel governo per aggiustare i suoi   equilibri interni; il centrosinistra invece gongolava perché aveva fatto lo sgambetto a Buttiglione aggiungendo un’altra spina alla rosa del premier Berlusconi e fece capire al presidente della commissione europea Jose Manuel Durao Barroso che non è disposto a fare sconti alla   commissione di governo dell’Unione Europea.

La politica si occupi dei gay

Ai tempi, pochi hanno ragionato sulle parole e sui giudizi di Buttiglione. Quale peccato commette un uomo amando un altro uomo visto che è la sua natura a portarlo a questo (dovrebbe essere quindi uno dei doni di cui Dio l’ha omaggiato donandogli la vita) e chi, secondo l’opinione di Buttiglione, sarebbe in grado di rimettere a posto questo “disordine mentale” di cui sono preda i gay: un prete? Un esorcista? Uno psicologo? O forse, essendo caratteristica della propria natura, non c’è rimedio, sei nato così e basta, e allora qualcuno potrebbe pensare alla soppressione fisica o a rintanare ufficialmente i gay nei ghetti. Queste domande dovrebbe porsele ogni persona che si occupa di   politica, che non può pensare di ignorare all’infinito una parte della   società che include non solo gli omosessuali ma anche le loro famiglie, le quali possono anche andare in frantumi nell’apprendere che un   finocchio ha dormito per anni nell’etero-letto della loro etero-casa.   Chi si occupa di politica si occupa della “polis” cioè della città e di coloro che vi abitano e cerca di risolvere le esigenze che nascono e i problemi che sorgono. Se esistono gli omosessuali bisogna che la politica si occupi di loro, delle discriminazioni che subiscono e delle norme con cui regolamentare le loro unioni senza però, sia chiaro, mettere in discussione l’impalcatura e i principi che fondano la   società come la famiglia, unione tra uomo e donna, e l’educazione dei   figli: così come la natura stabilisce che due uomini possono amarsi   parimenti stabilisce che non possono avere figli per cui si rassegnino   a godersi il tepore delle proprie case senza bambini intorno.

La sinistra cerca i voti ai gay; solo i voti

La polemica seguita alle esternazioni di Buttiglione è andata invece in   tutt’altra direzione ed era chiaramente finalizzata non ad aiutare i gay ma a fermare l’ingresso del filosofo-professore nella commissione   europea: non un obiettivo sociale quindi, ma politico. La sinistra, da   sempre strenua sostenitrice a parole della causa gay, ha così dimostrato di usare gli omosessuali solo per fini elettorali, per cercare di attirare i loro voti e accreditarsi davanti all’opinione pubblica di essere tollerante contro una destra intollerante; un   comportamento però, con finalità solo elettorale.

Roberto Colombo
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Opinionista.