La legge sull’aborto tocca ancora le coscienze. No194 propone un referendum per abolirla

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Milano – Negli anni 70, l’approvazione della legge 194, che permetteva l’aborto volontario aveva suscitato grandi polemiche. Fu approvata sull’onda di quelle che un tempo erano le rivendicazioni del movimento femminista che mirava alla parificazione dei diritti fra uomo e donne. Oggi, dopo quasi 50 anni, se ne misurano gli effetti e la validità. La battaglia ricomincia. Il mondo però è cambiato.

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Sabato 8 aprile piazza Cadorna, alle 15, a Milano, è stata testimone di un comizio del comitato NO194. Il fondatore è l’avvocato Pietro Guerini. Si propone di seguire la via referendaria per l’abrogazione della legge sull’aborto volontario, la 194. Due le richieste del comitato. Vogliono che l’aborto volontario, quello utilizzato come contraccettivo (diverso dall’aborto terapeutico), torni a essere un reato.Vogliono chiedere anche l’abrogazione della legge 194. Davanti al palco improvvisato si sono radunate circa 80 persone. Fra loro erano riconoscibili anche alcuni appartenenti a Forza Nuova e al popolo delle famiglie. Il target era quello de cristiani cattolici, contrari da sempre all’aborto e a favore della sacralità della vita.

Il secondo intervento, di Lino Nasato, del movimento Cristo per la vita è iniziato con la recita dell’Ave Maria e finito con quella del Padre nostro. E’ stato commovente, curioso ma istruttivo. Non si è più abituati a vedere i cristiani pregare per strada, a Milano.
Al comizio del Comitato No194 erano presenti all’incirca 80 persone. In più diverse camionette dei carabinieri, auto e agenti della polizia locale in supporto e il personale della prefettura. Un vero schieramento. Non si temeva, però, che i cristiani si scatenassero in violenze. Pregavano per i bambini non nati, e che parlavano ai passanti delle loro idee sulla proposta di referendum. Il timore era invece quello di una invasione della piazza da parte dei gruppi di estrema sinistra e dei centri sociali. Invasione che non si è verificata.

50 anni fa

Gli anni ’70 sono stati tempi di grandi rivoluzioni, ma è oggi, dopo quasi 50 anni, che ne misuriamo gli effetti e la portata. Prima della approvazione della legge 194 sull’aborto volontario si moriva di parto. Al padre si domandava, in caso di pericolo, se preferiva salvare il bambino o la madre. Era lui a decidere della vita della moglie. Gli aborti volontari esistevano. Erano contro la legge ed erano eseguiti clandestinamente. Si metteva nelle mani delle donne un bigliettino con un indirizzo cui rivolgersi per risolvere il “problema”.

Non si sapeva come sarebbe andata a finire. Erano più le donne che morivano di infezione dopo un aborto che quelle che riprendevano la loro vita. Si abortiva per questioni economiche, per non diventare ragazze madri, e causare vergogne alla famiglia. Chi decideva di tenersi un bambino pur essendo nubile, non aveva la vita facile e non era certamente considerata una madre coraggio.

50 anni dopo

A 50 anni dall’approvazione della legge 194 possiamo contare 6milioni di bambini non nati. La condizione femminile è cambiata. Non si rimane più incinta per sbaglio. Una madre single è ammirata, non colpevolizzata. Le famiglie naturali, che 50 anni fa erano la stragrande maggioranza, oggi vanno protette e aiutate a realizzare la loro missione di primo nucleo della società. L’interruzione di gravidanza, che un tempo ci vendevano come un diritto da acquisire, oggi non è più nemmeno richiesta, talmente tanti sono i metodi contraccettivi sicuri. E’ il tempo della genitorialità responsabile. Chi vorrebbe avere dei figli non li concepisce perchè non si sente abbastanza stabile economicamente. Oggi è la vita dei bambini va difesa. E’ su questi temi che nelle settimane scorse si sono svolte delle discussioni politiche sull’aborto.

Il concorso del Lazio

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Tutto è iniziato con un concorso della regione Lazio che intendeva assumere due medici che non fossero obiettori di coscienza e che fossero disponibili a procurare aborti. Zingaretti, presidente della giunta laziale è stato duramente contestato per questa scelta, anche dai suoi colleghi di parte politica al governo. Si è difeso dicendo che in Lazio il 78% dei medici sono obiettori di coscienza e che si vuol garantire alle donne il diritto all’aborto.

Sel fuori dal tempo e bocciati in regione Lombardia

Sull’onda di quanto successo in Lazio, il gruppo consigliare di Sinistra e libertà ha proposto lo stesso concetto anche in Lombardia. Con una mozione. La maggioranza l’ha bocciato perchè dai dati risulta che i medici non obiettori di coscienza sono il 30% del totale. Tale percentuale copre le domande di aborto. A tal punto che la maggior parte dei medici disponibili a eseguire aborti sono destinati ad altri servizi. Perchè, diciamolo. Non si diventa medici per eseguire aborti. Quella del medico non obiettore è una disponibilità, non una specialità. Il suo lavoro è come quello degli obiettori. Ambedue fanno nascere i bambini e curano le donne.

Sulla percentuale dei medici non obiettori in Lombardia però nasce una osservazione. Se il 78% di medici laziali sono obiettori, significa che il 22% non lo sono. In Lombardia, regione molto più popolosa, con il 30% c’è un congruo esubero. Quindi non è difficile comprendere che la scelta di voler favorire i medici non obiettori in Lazio, non è una esigenza, ma una battaglia di tipo ideologico, al di fuori dal tempo e dalle esigenze della civiltà moderna.

Ilaria Maria Preti
Ilaria Maria Preti 2456 Articoli
Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente sul giornalino della parrocchia. Tra 1977 e il 1982 circa ho collaborato con una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 sono uno speaker di Radio Padania libera.

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