Tangentopoli è fallita. I partiti scusino il disturbo

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Il fallimento di Mani Pulite. Un quarto di secolo fa, l’evento che cambiò la storia d’Italia.

palazzo-giustizia-rorberto-350x236 Tangentopoli è fallita. I partiti scusino il disturbo Il mensile di Roberto Colombo Magazine Storia e Cultura Sul divano per voi: recensioni   Venticinquestimo anniversario di Tangentopoli: tutto iniziò 25 anni fa, quando finiva in carcere Mario Chiesa, ai tempi presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio. Qualche mese dopo un avviso di garanzia raggiunse il cassiere del P.S.I. e il 14 dicembre dello stesso anno fu il leader socialista Bettino Craxi a ricevere il suo primo avviso dalla procura di Milano per corruzione, ricettazione e violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti; in seguito, il 29 aprile, la Camera dei deputati respinse la richiesta di autorizzazione a procedere contro Craxi. Ma erano altri tempi rispetto a oggi e la gente, per nulla spaventata o rassegnata ma incazzata e sdegnata, scese in piazza a protestare, gridare e tirare monetine addosso all’uomo più potente d’Italia alla sua uscita dall’hotel Raphael di piazza Navona a Roma. Era il potere che crollava o, meglio, così sembrava.

17 febbraio 1992 – 17 febbraio 2017: C’è davvero da festeggiare?

Sul piano politico sembra sia successo un cataclisma. Nelle elezioni del 1992 i partiti più votati furono la Democrazia Cristiana (29,7%), il Partito Socialista (13,6%), il Partito Democratico della Sinistra (16,1%), Rifondazione Comunista (5,5%), Psdi (2,7%), Liberali (2,8%), Movimento Sociale (5,4%), Lega Nord (8,7%). Oggi questi partiti, escludendo la Lega Nord, non ci sono più, gli elettori hanno cancellato i loro simboli dalla storia d’Italia dell’ultimo decennio del ‘900 e dall’attuale scheda elettorale. I leader dell’epoca sono scomparsi, i dipendenti in pensione, gli immobili venduti o ceduti. Un intero mondo politico in soffitta. Sembrerebbe una rivoluzione epocale. Invece, a guardare la composizione del Parlamento, si scopre che sono parecchi i deputati che arrivano dalle fila dei vecchi partiti e così pure nei governi che si sono succeduti negli anni; ad esempio nel secondo governo di Silvio Berlusconi (2001-2006), di 24 ministri 12 arrivavano dalla Prima Repubblica: ex Dc La Loggia, Scajola, Pisanu, Buttiglione, Giovanardi; ex Msi Fini, Gasparri, Matteoli, Alemanno, Tremaglia; ex Liberale Martino più Ruggiero, ministro del commercio estero nei governi Goria, De Mita e Andreotti.

Il gattopardo

Insomma, a conti fatti è stata una rivoluzione all’italiana: tutto cambia affinché nulla cambia. A parte il fenomeno Lega Nord, unica eccezione nel panorama politico italiano, la rivoluzione politica dell’ultimo decennio si è conclusa con il pensionamento forzato della vecchia guardia e l’avanzata delle seconde fila che ne hanno preso il posto. La cosa più curiosa è il comportamento del corpo elettorale che formalmente boccia dei partiti, però continua a votarne gli uomini che si presentano, identici, dietro altre sigle. Insomma, se ne deduce che gli italiani si erano stancati di vedere sempre gli stessi disegni sulla scheda elettorale.

La questione morale

L’altro aspetto sul quale faceva leva Tangentopoli era quello morale. Dal ’90 fino al ’94 era opinione condivisa e diffusa che nella pubblica amministrazione regnasse il malcostume, l’illegalità, la spregiudicatezza, che i concorsi pubblici fossero truccati, che se lavoravi in un ente pubblico allora “eri del giro”; si pensava che senza raccomandazione un posto di lavoro, uno buono, non lo si sarebbe trovato; si pensava anche che era possibile saltare il servizio di leva obbligatorio conoscendo l’uomo giusto e pagando, naturalmente. Prova a dire, o a scrivere, queste cose oggi. Prova a indignarti per il malcostume della società. Troverai qualcuno che denuncerà e, probabilmente, un magistrato che condannerà. Perché l’Italia è il paese degli onesti, degli incorrotti e incorruttibili, dove comunque esistono organismi di controllo che fanno il proprio dovere e colpiscono chi sgarra. Per chi dissente da ciò e non condivide, nessuna paura: non siamo più al tempo del fascismo, quando c’era la repressione fisica. Ora ci sono processi nelle aule dei tribunali, e la giustizia farà il suo corso.

Bilancio della fine di un’era

Alla luce dei fatti, Tangentopoli ha avuto come unico effetto impedire che la gente riversasse il proprio malcontento nel voto elettorale alla Lega Nord, unico movimento nuovo, popolare e antisistema. Quanti politici della Prima Repubblica sono stati condannati? Di quanti è stata accertata l’illecita attività? A quanti sono stati sequestrati beni e oggetti materiali? Chissà, se avesse capito che finiva così, magari Bettino Craxi – che il 3 agosto ’93 alla Camera pronunciò un discorso nel quale ammise l’esistenza di un sistema illecito di finanziamento dei partiti – non sarebbe nemmeno scappato in Tunisia. Valeva la pena scomodarsi tanto?

1992: resta un fiction

Culture digitali

Su quegli anni è stata girata in tempi recenti la fiction “1992”, trasmessa in Italia tra il 2015 e il 2016 da Sky e La7, con la regia di Giuseppe Gagliardi e la sceneggiatura di Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardi nonchè il ruolo di protagonista e ideatore di Stefano Accorsi. La serie si compone di 10 episodi di 50 minuti l’uno, è ricca di colpi di scena e ripercorre, estremizzandoli, alcuni luoghi comuni della vita sociale del tempo: il ricco imprenditore con l’amante, il mondo economico senza scrupoli, la società disgregata, un movimento politico che nasce per caso, un magistrato con l’idea di cambiare il mondo; il tutto condito da dosi non eccessive di sesso, tradimenti e drammi umani. Tutto sommato un quadro interessante, certo non fedelmente aderente alla realtà (non è un saggio storico, del resto) ma che ha il merito e il pregio di consegnare alla memoria anche dei più giovani un tratto fondamentale della vita repubblicana: non a caso, anche se in assenza di cambiamenti costituzionali, sono gli anni nei quali si stabilisce la fine della Prima Repubblica.Il fallimento di Mani Pulite.

 

Roberto Colombo
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