Walter Veltroni: la sinistra esilia in Africa il suo premier mancato

Nome legato alla sinistra italiana, Walter Veltroni entra giovanissimo nel Partito Comunista Italiano, di cui guidò la federazione giovanile a metà anni ’70; deputato di lungo corso, fu eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 1987 quando aveva 32 anni.

Anni ’90: L’Unità’ (giornale) non vale una segreteria

veltroni-324x215 Walter Veltroni: la sinistra esilia in Africa il suo premier mancato Il mensile di Roberto Colombo RITRATTI - olio su tela Storia e Cultura   Le gesta pubbliche del politico romano (sua città natale) ebbero risalto nazionale quando assunse la direzione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci: nel 1992 fu nominato direttore de L’Unità quando la testata era punto di riferimento per gli iscritti del Pci, che soprattutto nelle zone rosse di Toscana, Umbria e Marche giravano nelle case per distruibuirlo tra compagni. Il fenomeno mediatico che porta Veltroni alla ribalta nazionale era determinato dal fatto che le vendite del giornale aumentarono notevolmente; ma, sostenevano i detrattori, ciò non era dovuto a spiccate doti redazionali bensì alla continua diffusione di allegati che nulla c’entravano con la politica: tra videocassette di film e figurine a prezzi inferiori al mercato, era il quotidiano a essere venduto insieme all’inserto e non viceversa…

Tuttavia la tiratura aumentava, stando ai dati ufficiali diffusi ai tempi. Forse anche per questo, quando il segretario del Pds Achille Occhetto concluse il suo mandato alla guida del Partito Democratico della Sinistra (l’evoluzione del Pci), ci fu una consultazione tra dirigenti locali per scegliere il successore e il designato pareva proprio essere Walter da Roma; ma il 1 luglio 1994 il consiglio nazionale elesse invece Massimo D’Alema con 249 voti, lasciandone al direttore de L’Unità 173 oltre a una spaccatura politica e umana tra i due che non si è mai completamente ricomposta.

1996-2008: da ministro a sindaco, andata senza ritorno

Messo in secondo piano nella vita di partito ma mai realmente accantonato, Veltroni ebbe un ruolo centrale nella campagna elettorale della sinistra per le elezioni politiche del 1996: candidato premier era Romano Prodi alla guida di una coalizione vasta ed eterogenea denominata “L’Ulivo”, che vinse le elezioni grazie alla spaccatura del fronte avverso (la Lega Nord corse per conto proprio, divisa dai partiti tradizionalmente alleati di centrodestra) e a un pragmatico accordo di desistenza con Rifondazione Comunista, partito nato dalle ceneri del Pci e guidato da Fausto Bertinotti. Dopo la breve parentesi del governo Prodi (1996-1998) di cui fu ministro, Veltroni guidò il Pds nella trasformazione indolore in Ds (sigla che stava per Democratici di Sinistra, per l’aggiunta di altre componenti politiche tra cui i cristiano sociali); un incarico continuativo lo ebbe nel 2001 con la prima elezione a sindaco di Roma, cui seguì la riconferma 5 anni dopo.

Interruppe il secondo mandato alla guida della Capitale italiana nel 2008, a seguito di convocazione anticipata delle consultazioni politiche; nel frattempo i Ds si erano uniti ai centristi della Margherita e altri partiti minori, dando vita al Partito Democratico di cui Walter Veltroni fu primo segretario nel 2007. Anche in questo caso fu determinante per la vita politica di Veltroni la seconda caduta del governo Prodi, dopo la prima di nove anni prima; come leader di partito, il nostro decide di scendere in campo candidandosi a premier con una campagna elettorale improntata sullo stile americano.

2008: La Premiership, la va o la spacca. La spacca.

cambiate-l-italia-324x156 Walter Veltroni: la sinistra esilia in Africa il suo premier mancato Il mensile di Roberto Colombo RITRATTI - olio su tela Storia e Cultura   L’immagine scelta da Walter Veltroni per i manifesti elettorali di quell’anno è ridicola, con lo sguardo da miope e gli occhiali che sembrano due fondi di bottiglia, inoltre il sorriso di Veltroni gli gonfia ancora di più una faccia già grassoccia che quasi non ci sta neppure, nel tabellone; gli slogan sono assurdi: puntano sul nuovo, sul ricambio di governo (“non cambiate governo, cambiate l’Italia”), come se l’elettore dimenticasse di colpo, solo perché così vuole Walter, che l’esecutivo uscente fosse proprio un governo di sinistra. Anche l’ impostazione della campagna elettorale pareva completamente sbagliata: tutti sapevano che si tornava alle urne perché era caduto il governo di centrosinistra, che non aveva reso contenti gli italiani, anzi; quindi, il Partito Democratico partiva oggettivamente in svantaggio ma, anziché attaccare l’avversario per cercare di recuperare il gap, Veltroni preferiva fare il buonista e tenere bassi i toni.

Durante quella campagna elettorale, l’aspirante premier di sinistra andava in giro per l’Italia con il pullman, come Prodi nel ’96, ma sembrava più una gita personale (a spese del Pd) che altro. Infine, la storia dell’Italia dal 1994 in poi dimostra che vince le elezioni chi è in grado di aggregare più partiti possibile, anche se diversi e antitetici tra loro; ma Veltroni no, ha sfidato anche la storia e ha mandato al diavolo socialisti e rifondaroli comunisti presentandosi solo con il suo Pd e una solida alleanza con la piccola Italia dei Valori dell’ex magistrato Antonio di Pietro.

Il peggio arrivò dopo la prevedibile disfatta elettorale delle elezioni politiche del 2008: il centrosinistra, dopo aver lasciato carta bianca a Veltroni il quale ha fatto quel che ha voluto in campagna elettorale e nella formazione delle liste, processò il suo leader e praticamente lo indusse a un passo indietro dalla guida del Pd; praticamente lo ha spedito davvero in Africa, dove l’ex sindaco di Roma aveva detto che sarebbe andato a fare il volontario al termine del suo mandato amministrativo nella capitale.

Si era così compiuta la disfatta del centrosinistra, passato alla rapidità della luce dal governo all’opposizione; rimasti soli nel loro loft, i dirigenti del Partito Democratico si saranno guardati in faccia chiedendosi se non fosse stato meglio tenere in vita il governo Prodi, i cui veri motivi della caduta non sono ancora stati consegnati ufficialmente alla storia. Ogni tanto bisogna ricordarsi che “si sta meglio stretti in maggioranza che larghi all’opposizione”, come ha capito anche l’ex (?) comunista Walter Veltroni.

Roberto Colombo
Chi sono Roberto Colombo 36 articoli
Opinionista.

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