Brexit. conseguenze e il destino dell’ Europa

regina Elisabetta, brexit

Brexit – La Britain Exit, il referendum che fa tanta paura agli europeisti si vota di giovedì. E’ ora di raccontare cosa si dice nello United Kindom. Difficile fare pronostici. Non è nello stile inglese cercare di indovinare il risultato prima dell’apertura delle schede. Il referendum per il Brexit sarà domani, di giovedì, e nel Regno Unito non c’è il silenzio elettorale.

queen-elizabeth-324x349 Brexit. conseguenze e il destino dell' Europa Politica Prima Pagina   Due giorni prima della celebrazione del referendum sul Brexit, la regina Elisabetta II, monarca di uno dei regni più antichi d’Europa, ha posto una domanda: “Mi dite 3 motivi per cui l’United Kindom dovrebbe restare in Europa?”
Una domanda che ha molto peso per i cittadini di tutti gli Stati che fanno parte dello UK. Se la regina la pone è perchè non ha motivi di votare per il Remain. Quindi voterà per il Leave. E’ un ragionamento logico. La domanda è importante perchè non è passato molto tempo in cui quella deliziosa vecchietta, che veste spesso di giallo, ha festeggiato il suo 90° compleanno insieme al presidente degli Stati Uniti. Per 3 giorni, nel castello di Windsor, Barack Obama ha avuto il tempo per spiegare alla regina Elisabetta i motivi per cui il suo regno doveva rimanere in Europa e lei doveva adattarsi al solo ruolo, di poco conto, di deliziosa vecchietta vestita di giallo che fa ciao alla gente con la manina.

Obama ha tentato di ricattare la regina e gli inglesi

Obama ha spiegato a Elisabetta II che sarà difficile firmare un accordo commerciale con gli Stati Uniti al di fuori dell’ Unione Europea. Ha dichiarato alla BBC che “Potrebbero passare cinque anni, 10 anni da ora, prima che si sia effettivamente in grado di ottenere qualcosa”. Poi ha aggiunto che la priorità, per gli Stati Uniti, è quella di completare i colloqui in corso per un accordo commerciale con l’ Unione Europea. Chiaramente parlava del famigerato TTIP. Obama ha preteso il diritto di esprimere un parere sul Brexit dicendo: “Non prevedo che tutto ciò che ho detto cambierà la posizione di coloro che stanno conducendo le campagne in una direzione o l’altra, ma ho pensato che sarebbe stato rilevante, per gli elettori ordinari, sentire quello che il presidente degli Stati Uniti, che ama il popolo britannico e si preoccupa profondamente del rapporto che ha con loro, ha da dire.”

I motivi per il “Remain” e quelli per il “Leave”

brexit-1-324x212 Brexit. conseguenze e il destino dell' Europa Politica Prima Pagina   Il discorso di Obama ha toccato punti molto delicati per Elisabetta, che vive tra gli sguardi degli inglesi e quelli dei suoi antenati. Le sue scelte, come le loro, finiscono sui libri di storia. Ne è consapevole anche se ha 90 anni. Non è difficile che la visita di Obama, che somigliava ad un ricatto, anzichè convincerla ad appoggiare il “remain” le abbia ricordato la guerra del thè vista dalla parte inglese. L’ha fatta, cioè, volgere verso il “leave”. Se ha chiesto 3 motivi per il “remain” in Europa, vuol dire che ne ha almeno altrettanti per il “leave”.

Fra questi c’è sicuramente il TTIP. Poi c’è la predominanza economica della Germania. Infine i rapporti con Scozia e gli stati del Commonwealth. Il Regno Unito è una Monarchia federalista, solo un anno e mezzo fa la Scozia ha votato il referendum sull’indipendenza. All’Inghilterra è costato molto, in termini di concessioni di autonomia finanziaria e libertà, ottenere la fiducia degli Scozzesi. Dopo una lotta del genere, la regina dovrebbe cedere sovranità all’Europa? Improbabile.

Cosa pensano davvero gli inglesi?

Se ora si è capito come la pensa la regina Elisabetta, cosa ci si può aspettare dagli inglesi? Come molti altri giornali, la BBC tende ad essere a favore del Remain e ha condotto una serie di dibattiti in cui mette a confronto le opinioni di quelli che Barack Obama ha definito “elettori ordinari”. Nei commenti si leggono per lo più pensieri a favore del Leave, specie fra i giovani. “Non si potrà più uscire, l’UK non conterà più nulla. Dobbiamo abbandonare quella nave che affonda che è l’Unione europea. Si tratta di un club fallito di burocrati dittatori. Io rivoglio indietro la mio democrazia e la mia sovranità. Non che io abbia le abbia mai sperimentate, ho 24 anni e non ho mai conosciuto la Gran Bretagna al di fuori dell’UE. Non sono spaventato. Voto Leave!”

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Poi ancora, “Se votiamo per lasciare l’UE, i nostri figli cresceranno in una democrazia libera, orgogliosa e di successo. Mentre guardando attraverso il canale (della Manica) vediamo una dittatura sempre più incombente, che sta paralizzando e imprigionando Nazioni, libertà, economie e futuro. Il Regno Unito si riconcilierà con il resto del mondo. Noi prosperemo, innoveremo e apriremo la via come un nazione fiduciosa, indipendente e autonoma. Immaginate. Ci sarà festa ovunque nel paese, se voteremo per il Leave, per lasciare l’UE. Sarà un nuovo capitolo per tutti noi, è l’occasione più gioiosa che ognuno di noi abbia sperimentato da molti decenni. Facciamolo. Questo il nostro futuro!”

I commenti e i motivi di chi voterà Remain

I due commenti sono scelti fra i molti a favore del Leave. Quelli che promuovono il remain sono pochi e in qualche modo meno concreti.”Tutti quelli che vogliono il “leave” sono razzisti e bigotti.” Dicono. C’è chi ha citato Sadiq Khan, il sindaco mussulmano di Londra, che si è schierato per il Remain. Un altro commento è “troppi bianchi lavorano sulla metropolitana.” Pare che la maggioranza delle persone che promuovono il Remain siano immigrati e appartenenti al “popolo dei benefits”, che tanto ha fatto arrabbiare gli inglesi. Infatti, uno dei motivi del referendum sulla Brexit è l’imposizione europea sul sistema del welfare, che obbliga a concedere agli immigrati gli stessi diritti, in fatto di sussidi e assistenza, che hanno gli inglesi.

Il Consiglio Europeo, per scongiurare il Brexit, ha recentemente promesso che gli inglesi potranno differenziare il welfare, ma non è bastato. Cameron, il primo ministro, ha chiesto altre concessioni per convincere i propri cittadini a votare contro il Brexit, ma l’Europa ha detto di no. D’altra parte, se concedevano ancora qualcosa all’United Kindom, sarebbe stato troppo costoso e troppo rischioso. Non hanno l’euro, non hanno il welfare e vogliono far da soli. Quanto ci avrebbero messo gli altri popoli all’interno della Ue a chiedere altrettanto? A questo punto, l’Ue preferisce che il Regno Unito esca dall’Unione.

Il Brexit per gli altri. La Svizzera ritira la domanda di adesione all’Ue

Nel resto d’Europa chi è vicino ai poteri forti è per il Remain, mentre gli euroscettici sono a favore del Leave. Il pensiero è che se il Regno Unito esce dall’Europa, ci sarà un’effetto domino che coinvolgerà anche gli altri paesi. Naturalmente i più facilitati nello spezzare le catene imposte da Bruxelles saranno i paesi che non hanno adottato l’euro. Il 15 giugno 2016, il consiglio degli Stati della Confederazione Elvetica ha deciso di ritirare la domanda di annessione alla comunità europea. Era stata inoltrata 22 anni fa. La mozione per il ritiro è stata presentata da Lukas Reimann dell’ UDC svizzero ed era già stata approvata dalla Camera bassa lo scorso marzo. Un segnale preciso. D’altra parte abbiamo a pochi passi l’esempio di uno stato confederale che non fa parte dell’Ue, non ha l’euro, fa accordi commerciali con tutti e, economicamente, se la passa molto meglio degli altri.

La Danimarca sembra essere la prossima. Lo scorso dicembre fuori da Europol

C’è già stato un referendum importante di cui in Italia si è saputo poco. Il 3 dicembre 2015, in Danimarca si è votato No ad una maggiore integrazione con l’Europa. Hanno votato contro l’europol, linsieme di leggi europee che prendono il controllo di sicurezza e giustizia. Il 53,1% dei danesi ha votato No all’integrazione con Europol, e il primo ministro Lars Løkke Rasmussen sta tutt’ora contrattando su accordi bilaterali sostitutivi. Nemmeno gli attentati islamici di cui è stata vittima la Danimarca hanno convinto i danesi ad appoggiarsi all’Europa. La posizione del Partito Popolare Danese e del suo leader Kristian Thulesen Dahl ha vinto con la tesi che accettare Europol sarebbe stato cedere sovranità.

In Italia Renzi è eurodipendente e l’unico movimento a favore del Brexit è la Lega Nord

Per la Lega Nord e per il suo leader Matteo Salvini, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea è una opportunità. Le posizioni antieuro e anti europeiste (di questo genere di unione europea) non sono una novità per la lega nord. Già nel 2000, prima della malattia, Umberto Bossi aveva delle posizioni molto critiche nei confronti di euro ed Europa. Furono posizioni quasi profetiche. Le previsioni si sono verificate. Europa e Euro sono diventati per l’Italia le catene con cui sono imprigionate Economia, futuro e società. La formazione del gruppo europeo ENF, però, ha cambiato le carte in tavola. Il fronte comune euroscettico si è ritrovato insieme a Milano, a casa della Lega Nord, lo scorso anno. Fu in quella occasione che si cominciò a parlare di Brexit anche in Italia.

Renzi, e il PD, hanno invece una posizione totalmente prona all’Europa. Aderiscono praticamente entusiasti al TTIP. Matteo Renzi ha dichiarato che lo approva incondizionatamente, anche senza averlo letto.
Ora non ci resta che attendere domani sera per sapere quale sarà il destino dei paesi dell’Europa. Ancora una volta nella storia, come capitò con l’unione dell’Italia, questo destino è nelle mani degli inglesi.

Ilaria Maria Preti
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Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente sul giornalino della parrocchia. Tra 1977 e il 1982 circa ho collaborato con una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 sono uno speaker di Radio Padania libera. Oltre che occuparmi di Cronaca Ossona, coordino la redazione di ZoomMilano.it, collaboro con Conlombardia.com e con alcune agenzie di stampa.

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