Pino Scotto. Dai Vanadium a Ossona (intervista)

Ossona – Intervista a Pino Scotto, cantante degli storici Vanadium, e ora impegnato sia come musicista solista sia per i bambini della discarica di Coban, in Guatemala. Quando la musica è sogno, arte e anche generosità. Sarà a Ossona il 24 maggio, con il suo ultimo Cd, Live for a Dream.

Pino Scotto CorbettaQuando si hanno vent’anni la musica è sempre una parte importante della vita, sia che la si faccia, sia che ci si limiti, come me, ad ascoltarla. Da giovane non ero una Rocker; l’Hard Rock, la chitarra elettrica e la tastiera erano il campo di mio fratello. Io mi dedicavo solo all’ascolto e spaziavo da un genere all’altro, da Umberto Tozzi a Behthoven, dai Bee Gees a padre Cionfoli, ai cantautori impegnati, come De Gregori, De Andrè, Guccini, da Bennato a Battisti a seconda di quanto mi proponeva l’Olonese volante di Studio 105 o radio 101 international, oppure seguendo i gusti dell’ultimo ragazzo che mi ispirava. Però I Vanadium li conoscevo, eccome. Ecco perchè quando Mara Zanaboni, dello Small Pub, mi ha accennato alla possibilità di intervistare Pino Scotto, nonostante io non mi occupi quasi mai di musica, non ho resistito. Conoscere un mito della gioventù quando la gioventù non c’è più, è come rivedersi in uno specchio, fare i conti con sè stessi. L’esperienza è stata davvero interessante.

Pino Scotto a Ossona il 24 maggio, allo Small Pub

Tanto più che il motivo per cui Pino Scotto sarà a Ossona il 24 maggio, allo Small Pub, è nobilissimo: aiutare bambini che vivono nella discarica di Coban, in Guatemala. In questi giorni, con quello che sta succedendo con la cava di Casorezzo che vogliono trasformare in discarica, la possibilità mi è sembrata quasi un segno. Però, intervistare un rocker mi sembrava il modo più difficile per iniziare a occuparmi di musica. Invece Pino Scotto è stato una sorpresa. Un uomo la cui profonda umanità traspare da mille particolari e compone un misto di cinismo e fede altruistica, di rigore e di fantasia, di libertà e di disciplina. Provocatore e duro, dal cuore d’oro e simpatico. Nell’intervista ho lasciato tutte le parolacce che ha detto, perchè ci stanno. Ci sono due o tre passaggi che mi hanno colpito molto, non perchè originali, ma perchè maledettamente concreti. Vi Sfido a trovarli. Oggi Pino Scotto, conduce una trasmissione televisiva, Database, su Rock Tv, su Sky. Suona come solista, propone i suoi Cd, collabora con la web radio Rock and Roll, ed è in pensione, dopo aver lavorato in fabbrica per 35 anni.

Volevo sapere delle tue origini. Come hai iniziato a suonare, da ragazzino?

Pino scottoEh, come ho iniziato. Da ragazzino. Vengo da un paesino che si chiama Monte di Procida, a Napoli. Si chiama Monte di Procida perché è di fronte alle isole di Ischia e Procida. Cioè ci sono Ischia, Procida e Capri, di fronte. Il mio paese è una punta, quando arrivi o ti butti a mare o torni indietro. Li finisce la costa. Niente, sono scappato dal mio paese per fare musica. Volevo fare il musicista e, naturalmente, i miei genitori dicevano: Studia, il lavoro, le solite cose, le solite cazzate, senza pensare mai ai sogni dei figli. Insomma, mai, no? Lo so benissimo che lo facevano per proteggermi. Sono stati dei genitori eccezionali.
Sono scappato e sono andato a Napoli. A 40 chilometri, non è che sono andato a Londra. A Napoli, però, ho avuto la possibilità di cominciare a suonare. Ho cominciato a suonare il basso e per vivere lavoravo nei Night. Nel frattempo sono arrivati, dopo Elvis, i Beatles, Jimi Hendrix, i Rolling Stone, e lì ho visto la luce. Lì, mi sono innamorato del rock.

Mi sono innamorato prima del rock and and roll e dopo del blues. L’ ho scoperto dopo, il blues, anche se era arrivato molti anni prima. E da lì è cominciata tutta l’avventura. Ho fatto la mia prima band. Ci chiamavamo “Gli ebrei”. Proprio per provocare. Vivevo di musica. I primi tre mesi ho dormito in una cinquecento abusiva, perché non avevo i soldi per affittarmi nemmeno una stanza. Poi, ho cominciato a guadagnare i primi soldi, ho affittato una specie di monolocale, e ho cominciato a dormire come un essere umano. Sono partito così, pian piano, pian piano.
Nel frattempo, suonavamo in giro, suonavamo tantissimo. Mi chiamano per la leva militare, poi va beh, sono partito un mese dopo e mi hanno beccato come disertore. Lasciamo perdere, va beh… E dove mi mandano a militare? Mi mandano a Milano. Intanto che ero a militare, il mio chitarrista, il mio bassista, è morto di eroina, e o ho deciso di dire basta. Non volevo più saperne di questa merda, di questo mondo. Poi, invece, vivendo a Milano, ho cominciato a lavorare subito , in fabbrica. Ho lavorato 35 anni in fabbrica, sono in pensione da 11 anni dalla fabbrica.

Lavoravi mentre facevi il musicista e suonavi nelle band?

Sempre, non ho mai mollato il lavoro, io. Mai, mai lasciato. Perché volevo essere libero. Perché se lasci il lavoro devi far le marchette, per forza, se no non vivi. Ancora oggi, peggio ancora.  Dopo un anno è tornata la scimmia. Perché la scimmia vera, l’eroina vera, è questa: la passione, la musica. Così ho ricominciato, ho rifatto una band: si chiamava Pulsar.
In questo ultimo disco che è uscito, un live fatto in studio, in ordine cronologico, ci sono 16 brani: il primo brano è un brano dei Pulsar. Sono 16 brani e ogni brano è con artisti diversi, ci sono 60 o 70 artisti che suonano, in tutto. E’ anche un Dvd in cui si vedono le registrazioni. Un Cd Dvd Live, e infatti si chiama Live for a Dream, vivere per un sogno, perché ancora oggi la musica è il mio sogno. Sono convinto che se non era per la musica, facevo lo spacciatore o il ladro. Sicuramente. Non mi sarei prestato a questa società di merda, fatta di ladri,  puttane e leccaculi. Invece, la musica mi ha dato la forza di lavorare, in modo che quando uscivo da quella fabbrica ero libero, potevo fare quello che volevo. Io non so se sono bravo a scrivere, a cantare, eccetera, ma questo è il mio sogno e non me lo deve toccare nessuno. Ancora oggi. Appena esce un disco, parto, inizio con il tour; ci facciamo 400 date all’anno, ogni volta. Siamo sempre in giro.

La cosa più allucinante è che negli ultimi anni ho visto proprio un degrado, per quanto riguarda la musica. Distrutta dalle istituzioni. Le istituzioni della musica sono la De Filippo, quella stronza di X Factor, tutte ste merde che prendono per il culo i sogni di quei poveri ragazzi, che vanno lì dentro. Lo sanno già che devono durare 6 mesi! e poi arriva un’altra carovana di stronzi che vanno lì, che ci credono. Io la metterei in galera per spaccio di demenza, questa gente. Hanno distrutto la musica, hanno distrutto i sogni dei ragazzi, hanno distrutto l’arte, hanno distrutto tutto.
Comunque, stavo dicendo, dopo i Pulsar sono arrivati i Vanadium. 10 anni anni con i Vanadium e 8 album. Dopo i Vanadium ho avuto altri progetti: Sinergia, Fire Trails, poi ho fatto 8 album come solista, Pino Scotto da solo, e continuo. Sono diventato “Pino Scotto da solo” sempre per il problema che dicevamo prima: gli esseri umani, perché anche a mettere insieme 5 coglioni, c’è sempre qualche scazzacazzo che rompe i coglioni, anche nelle band. Alla fine quello che ho detto io è stato: mi avete rotto i coglioni. Chiamo io che devo chiamare e il primo che rompe il cazzo, lo prendo a calci in culo e lo cambio. Io, a quelli che sono con me, dico: da te voglio lo stesso rispetto che io ho per te. Neanche un grammo in più. Lo stesso. Appena vedo che rompi i coglioni ti prendo a calci in culo. Loro lo sanno che io rispetto più loro di quanto loro rispettano me. Però, la prima cosa che chiedo io è di non essere preso per il culo e di essere rispettato. Sono le cose importanti, secondo me. E non mentire. Questa è la cosa più importante.

Cosa ci dici a proposito del progetto Raimbow?

E’ successo che nove anni fa, la dottoressa Caterina Vetro, già lavorava con questi viaggi umanitari, era appena tornata dal Belize e mi ha detto: tu che hai un po’ di visibilità, perchè non facciamo qualcosa? Abbiamo cominciato a lavorare in Belize dove abbiamo costruito delle casette e tirato fuori dei bambini dagli orfanatrofi. Ci sono degli americani che vanno a Belize City per fare sesso e si inchiappettano i bambini. Ci sono gli orfanatrofi pieni di bambini. Caterina Vetro ha conosciuto un ingegnere e sua moglie che avevano già adottato dei bambini, e avevano della terra dove abbiamo costruito queste casette. Poi da lì ci siamo spostati in Cambogia, dove abbiamo costruito due fabbriche di sapone e abbiamo dato del lavoro a delle donne, sperando che così, con questo piccolo credito, non mandino più i bambini a prostituirsi. E poi a Coban, in Guatemala, dove c’è la discarica. Ci sono i bambini che lavorano in mezzo alla spazzatura. Una cosa allucinante. Lavorano per un dollaro, 12 ore al giorno. Ci sono stato, lì. Quei bambini sono nati già morti. Non avranno una vita, non avranno la possibilità di avere sogni, eppure hanno un sorriso grande come il mondo.

Sono anche convinto che, se tu adesso a quei bambini lì porti le macchine e i frigoriferi, diventano delle merde pure loro, perché il problema son gli esseri umani, sempre. E’ sempre stato così. Comunque i bambini vanno protetti. Non ce n’è. Lì a Coban abbiamo fatto un piccolo ospedale, l’abbiamo costruito proprio dalla terra, per dare la prima assistenza ai bambini. Ci sono i dottori che da Guatemala City, due volte la settimana vanno a curare gratis i bambini. Abbiamo costruito una farmacia dove mettiamo i medicinali gratis: chi ha bisogno, li prende: non c’è droga perché se no si fottono pure quella. Lì è peggio di qua, solo che arriviamo con 4 euro, facciamo delle piccole cose, e fin adesso non ci ha rotto i coglioni nessuno. Abbiamo iniziato a lavorare con padre Sergio che ha una scuola dove tiene 350 bambini. Padre Sergio era venuto in italia per fare la carriera ecclesiastica, è stato un po’ in Vaticano, e poi deciso di tornare a casa. E’ tornato, ha costruito la scuola e si occupa di questi bambini. Gli diamo una mano anche per la scuola. Io raccolgo soldi con i concerti. Sono anni. Ne ho fatto uno anche a Milano. Chiamo gente famosa e di solito vengono. Caparezza, Enrico Ruggeri, Sud Sound System, Vibrazioni, e così raccolgo i soldi per i bambini. Ma la cosa bella è che… ho fatto parte di altri progetti e queste cose, lasciamo perdere, perché sono sempre gli esseri umani, il problema.

Invece, se vai su raimbowproject.it, vedrai che  non siamo una onlus, siamo un progetto. Io e Caterina ci siamo appoggiati ad una onlus di dentisti di Milano che cura più di cento progetti, che si chiama Smom. Anche la sera che faremo allo small pub di Ossona, dove ci saranno dei miei cd, Luigi che è il gestore dello small pub,  non darà i soldi a me a fine serata. Io e Caterina non tocchiamo soldi. Il giorno dopo, Luigi prende la cifra e fa il bonifico alla Smom. La Smom gli manda la ricevuta fiscale, e la Smom dà a Caterina una carta di credito, su cui lei deve riportare tutte le ricevute di tutto quello che ha speso, fino all’ultimo centesimo. Così almeno la gente sa che qui non si tocca un euro, anzi, ce ne abbiamo messi un po’ di tasca nostra.

Di solito finisce così…
Si, ma lo abbiamo fatto ben volentieri, per i bambini, questo è altro. In questo cd ci sono appunto due inediti e uno si chiama appunto “I bambini non si toccano”.
Parliamo di questo cd. È l’ottavo, che fai?
No questo è il 18 esimo, compreso i Vanadium, compreso tutto, da quando ho iniziato. C’è cd e dvd. Nel dvd si vedono tutte le tracce; i nomi degli artisti con cui ho suonato e cantate, ogni brano. Poi sono andato in giro per Milano con il regista, in tutti i punti dove son nate le canzoni, dove sono nate le band. E’ un viaggio emozionale, molto bello. Poi ci sono i video clip, alcune interviste, un sacco di roba.
Lo vedremo a Ossona, il 24 maggio?
Sicuramente, lo metteremo su e lo faremo vedere, un po il dvd, un po’ di immagini del progetto,
Quindi non è una serata di Musica?
Ci sarà musica, perché ci sarà Mara che metterà un po’ di musica buona, però sarà un po’ incontrare e parlare, con i ragazzi, di questo progetto, se ne vogliono parlare, e far vedere un po’ di immagini.

Ilaria Maria Preti
Chi sono Ilaria Maria Preti 2342 articoli
Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente sul giornalino della parrocchia. Tra 1977 e il 1982 circa ho collaborato con una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 sono uno speaker di Radio Padania libera. Lavoro come Web Content Specialist per varie testate giornalistiche e blog. Oltre a cronaca Ossona, mi occupo della redazione di Zoom Milano (Zoommilano.it) e conduco l'ufficio stampa di Conflavoro Pmi Milano (conflavoro.mi.it). Ho scritto di politica, cronaca, turismo, ma anche di edilizia, tasse, assicurazioni, e persino di calcio.

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