M. Santelli. ’93-’97. La Lega Nord al governo di Milano

1993-1997. La Lega Nord al governo di Milano. La storia di un quadriennio raccontata da una protagonista: Marilena Santelli

Marilena santelli, LegastoryCi sono nomi che piombano nel mondo politico all’improvviso e, da perfetti sconosciuti, si ritrovano d’un colpo un microfono sempre sotto il naso, una telecamera davanti, un taccuino aperto per prendere appunti nei casi più naif; in molti casi, dopo un periodo di celebrità, si torna all’anonimato.
E’ il caso di Marilena Santelli, ignota ai più ma che ha segnato il corso degli eventi per la città di Milano e per la Lega Nord, essendo stata capogruppo a Palazzo Marino dal 1994 al 1997 cioè, in pratica, per il difficile mandato amministrativo di Marco Formentini, il primo borgomastro leghista del capoluogo.
Merito ulteriore della Santelli è aver scritto nero su bianco la sua esperienza per consegnarla ai posteri, nel libro “LegaStory: cinque anni con la Lega; a Milano, in Padania e dintorni” edito nel 1997 dall’Editoriale Viscontea di Pavia.

Milano: la Lega dall’opposizione  alla stanza dei bottoni

La presenza della Lega Nord sui banchi del comune di Milano risale all’inizio degli anni ’90 e vedeva la presenza diretta del leader Umberto Bossi; i consensi in città si aggiravano intorno al 15% e nessuno si aspettava che un giorno, il 6 giugno 1993, i suffragi ebbero un’impennata fino al 40%, replicando l’exploit 15 giorni dopo al ballottaggio e consegnando la città alle cure di Marco Formenini, che ne mantenne il governo per i successivi 4 anni; è da ricordare che in quegli anni il mandato amministrativo del sindaci durava 4 anni e non 5.

Consiglieri Signorsì

Un successo inaspettato che, a quel punto, andava gestito. Leggendo il libro della Santelli, si apprende che l’indicazione che arrivò dal movimento leghista ai consiglieri comunali fu di non disturbare il manovratore: il sindaco aveva mano libera nella nomina degli assessori, i quali avevano mano libera nella guida dei propri dicasteri; ai consiglieri veniva lasciato il compito di alzare la mano in consiglio. Addirittura, scrive la Santelli, dopo i borbotii del gruppo consigliare fu deciso di consentire loro di parlare con gli assessori attraverso un modulo da compilare. Con le elezioni politiche del 1994, dove la Lega Nord grazie all’alleanza con il Polo delle Libertà (cioè con Berlusconi) elesse 180 parlamentari tra Camera e Senato, l’allora capogruppo Roberto Ronchi lasciò Milano per Roma e al suo posto la guida del gruppo passò a Marilena Santelli, fino al termine del mandato.

Quando la maggioranza divenne minoranza

La voglia di protagonismo giocò la sua parte (i primi a voler “prendere il volo” furano i consiglieri Conti e Malberti, che si misero di traverso su una delibera dell’assessore Junginger, che guidava l’urbanistica) ma fu soprattutto la spaccatura a livello politico nazionale a causare il vero trauma della giunta Formentini che, a meno di due anni dalla sua elezione, perse la maggioranza in consiglio comunale. A Roma infatti, dopo 6 mesi dalla vittoria, Umberto Bossi decise di far cadere il governo di cui faceva parte e il premier Berlusconi reagì portando via una fetta del partito in Parlamento e nel territorio: tra i deputati che lasciarono Bossi, il segretario della Lega Lombarda Luigi Negri e con lui 5 consiglieri comunali che sommati ai citati Conti e Malberti e un’altra che passò in Alleanza Nazionale, fecero scendere i consiglieri leghisti sotto quota 30 (ai tempi, il consiglio era composto da 60 membri più il sindaco e la Lega inizialmente aveva 36 esponenti… 28 dopo meno di due anni). Fu così che l’onnipotenza leghista a Palazzo Marino ebbe vita breve, anche se Formentini seppe destreggiarsi benissimo, dando vita a una sorta di appoggio esterno con la sinistra: erano da inquadrare in quest’ottica la nomina di Letizia Gilardelli a presidente del consiglio prima e, poi, di Walter Ganapini assessore all’ambiente.

La prima giunta Formentini

bossi e formentini . Legastory di M. SantelliGli assessori della prima giunta Formentini erano quasi tutti esterni al Carroccio, scelta che non si rivelò felicissima visto il valzer delle poltrone che ne seguì. C’era Marco Vitale, economista che lasciò pochi mesi dopo per una dichiarazione infelice alla stampa (“la mafia sta mettendo le mani sulla Galleria”); il critico d’arte Philippe Daverio, che anni dopo si presentò a sostegno del candidato presidente della provincia di Milano Filippo Penati; Marco Giacomoni, cognato di Giorgio Bocca, penna di Repubblica; Giorgio Malagoli, estraneo alla Lega e amico personale del sindaco, e Paolo Valtellini. Leghisti erano invece Roberto Grugnetti il quale, anzichè dare il buon esempio e non partecipare alle nomine, da segretario provinciale il posto non se lo fece mancare; Marisa Bedoni, che poco dopo lasciò per andare al Senato; e Giorgio Junginger, assessore al comune di Pregnana e portato da Elena Gazzola (moglie dell’ex segretario della Lega Lombarda Luigi Negri e presidente del consiglio prima della Gilardelli).

Nomi che hanno fatto la storia

In quei quattro anni di consiglio comunale, protagonisti furono indubbiamente personaggi che, seppur dai banchi dell’opposizione, hanno fatto la storia della città. Basilio Rizzo rappresentava i Verdi e oggi guida il parlamentino cittadino; Maurizio Lupi fu eletto con la Democrazia Cristiana, poi diventato Partito Popolare e nella scissione del ’95 seguì Buttiglione nel Cdu mentre oggi ha un ruolo nel panorama politico nazionale in seno al Nuovo CentroDestra per il quale è stato ministro e attualmente capogruppo alla Camera; Riccardo De Corato, candidato sindaco del Msi che fu soprannominato “De Co.Re.Co” per la sua abitudine a ricorrere al Comitato Regionale di Controllo contro le delibere di giunta. Infine Max Bunker, nome noto dell’editoria a fumetti (Alan Ford) che, rivela la Santelli, negli anni ’90 partecipava alla commissione cultura della Lega. E certamente merita una citazione d’onore l’attuale segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini il quale venne eletto consigliere comunale nel 1993, poco più che ventenne: treantaseismo di trentasei, ma proprio colui che alla fine è rimasto.

Roberto Colombo
Chi sono Roberto Colombo 36 articoli
Opinionista.