Lombardi esclusi dalle case popolari? Allora aboliamole

Case popolari. Costruire abitazioni per sconosciuti: follia consapevole?

case popolari aler milanoDeposito, virtualmente, una proposta di legge: abolizione delle case popolari nelle grandi città. Motivo: sono un’istituzione che non ha senso perchè nel momento in cui una casa popolare viene assegnata il destinatario passa da una posizione di svantaggio sociale e una posizione di privilegio. Ho specificato “nelle grandi città” perchè qui più che altrove conta la posizione abitativa; tutti sappiamo infatti che il valore di un alloggio è dato dalla costruzione in sè (dimensione, età dell’edificio, eventuali pregi…) e poi dalla posizione dell’abitazione: usando una formula potremmo dire che una bella casa in una brutta posizione vale come una brutta casa in una bella posizione. Immaginiamoci una famiglia che si vede assegnata una casa in centro a Milano: quanti la sognano ma non potranno mai averla, visti i prezzi di mercato? Tanti, eppure non l’avranno mai; ma la pagano ad altri.

Lombardi nelle case Aler? No

A un certo punto, nell’estate 2013, si è letto sui giornali “Lombardi alle case Aler di Milano” e ingenuamente ho pensato al punto quinto del programma politico della Lega Lombarda (1982) che recitava: “case popolari e più in generale edilizia sovvenzionata in Lombardia, riservate ai lombardi”.
In realtà non si è trattato di ciò: Lombardi è Gianvalerio Lombardi, nato a Napoli nel 1946 e, dopo aver lavorato una vita da prefetto, ora è stato nominato dalla regione commissario delle case Aler di Milano.
A volte i titoli traggono in inganno… in generale, si nota che nelle case popolari la maggior parte dei residenti ha cognomi stranieri o comunque di chiara origine meridionale: i milanesi veri non ne hanno mai avuto bisogno?

Case popolari Vista Duomo

Mi è capitato di raccogliere nella stazione di Bovisa, a Milano, un volantino nel quale si cercavano persone disposte a insegnare
l’italiano agli stranieri; nel foglio si legge: “I quartieri di case popolari Molise, Calvairate e Ponti, situati nella zona sud-est della circa a circa un quarto d’ora dal Duomo, sono caratterizzati da gravi condizioni di disagio ed esclusione. Sono quartieri dove la presenza di immigrati il 24,5% della popolazione”. Deduco quindi che ci sono un sacco di famiglie di extracomunitari a cui noi contribuenti paghiamo la casa popolare a un quarto d’ora dal Duomo, con tutte le comodità connesse. E a noi la casa chi la paga? In cambio di “chiavi in mano”, potremmo accontentarci anche di mezz’ora di distanza dal Duomo di Milano.

Roberto Colombo
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Opinionista.