Esami del Dna sugli abiti di Aldo Moro. Cosa si saprà?

La Giustizia è lenta ma inesorabile, si dice, ma qualche volta sembra che la lentezza sconfini nella ricerca storica. Ancora di più lo si può dire nel caso del rapimento e omicidio di Aldo Moro, e della sua scorta, avvenuto nel 1978. I RIS eseguiranno infatti una serie di test per la ricerca del DNA sugli abiti che il politico indossava il giorno della morte. Si tratta di un vero e proprio “cold case”, in cui i colpevoli potrebbero non essere più in grado di inquinare le prove perchè nel frattempo sono morti di vecchiaia, ma forse, noi poveri mortali, sapremo finalmente se avevamo indovinato i loro nomi.

richiesti Oggi solo chi ha più di 50 anni ricorda con vivezza i momenti del rapimento e dell’omicidio del segretario della democrazia cristiana Aldo Moro e degli agenti che gli facevano da scorta, avvenuto il 9 maggio 1978, nel pieno degli anni di piombo. Per gli altri si tratta solo di un fatto che ha occupato, forse, una mezza paginetta su un libro scolastico di storia. Le brigate rosse, terroristi di chiara matrice comunista, rapirono il segretario della democrazia cristiana, in quel momento partito di governo, uccidendo selvaggiamente gli agenti di scorta, imprigionandolo e dichiarando di volerlo processare. Nel paese si diffuse, per i lunghi giorni del rapimento, l’aria di attesa di un colpo di stato terribile. Si aspettavano da un momento all’altro i primi colpi di quella che si prospettava essere una brutta guerra civile. Si temeva tutto. Molte volte, le forze dell’ordine furono sul punto di liberare il politico, ma non ci riuscirono mai. Tantissimi i fatti incomprensibili e illogici, se non letti nell’ottica di complicità importanti o dell’estrema stupidità degli uomini delle istituzioni. Si arrivò a dichiarazioni ridicole, come quella di Romano Prodi, che dichiarò che, durante una seduta spiritica il fantasma di Don Luigi Sturzo gli aveva detto di cercare a Gradoli (Fonte). Aldo Moro era veramente tenuto prigioniero in via Gradoli a Roma, ma il ministero dell’interno mandò a fare delle perquisizioni nel Comune di Gradoli a Viterbo. Ovviamente, Prodi doveva aver avuto delle fonti meno ectoplasmatiche ma è normale chiedersi ancora il motivo per cui, invece di riservarsi il diritto alla riservatezza della fonte, si inventò una tale scemenza.

Sull’omicidio di Aldo Moro ora indagano i Ris. E’ un vero cold case.

camicia di Aldo MoroCon il passare degli anni, i sospetti di aver lasciato uccidere Aldo Moro, pur potendolo salvare, colpirono soprattutto Francesco Cossiga e Giulio Andreotti, ma nessuno dei politici di allora può essere considerato del tutto estraneo agli intrighi che si tessevano. Troppa l’abitudine a mentire anche quando non era necessario. Oggi la storia dell’omicidio di Aldo Moro torna alla ribalta dell’attualità. La ricerca della verità e di nuove prove potrebbe essere aiutata dai nuovi metodi scientifici e dalle analisi di laboratorio sul DNA, esami non disponibili negli anni settanta, e gli abiti indossati da Aldo Moro nel momento della morte, oltre alla coperta in cui fu avvolto il suo corpo sono stati consegnati ai RIS. Già lo scorso gennaio, negli archivi, fra il materiale ritrovato poi nel covo di via Gradoli, furono ritrovate 17 cassette da registratore che, si suppone, non siano state ascoltate ai tempi dei fatti. Gli atti delle indagini del tempo parlavano di 18 cassette. Una è sparita, e si può già immaginare che sia quella che conteneva qualcosa in grado di far luce sul periodo più buio e terribile della storia degli anni di piombo. Qualcuno dipanerà finalmente gli intrighi che portarono alla morte dell’uomo politico, e la racconterà in modo chiaro, oppure la ricerca di nuove prove ha uno scopo diverso? Non ci resta che aspettare i risultati delle nuove indagini di uno dei “Cold case” più intricati della storia, già intricata, di questo paese. (fonte foto: screenshot tgcom, wikipedia)

Ilaria Maria Preti
Chi sono Ilaria Maria Preti 2250 articoli
Giornalista per metà milanese e per metà mantovana. Ho iniziato a scrivere da adolescente sul giornalino della parrocchia. Tra 1977 e il 1982 circa ho collaborato con una delle primissime televisioni private, Tvci, cosa che mi ha fatto entrare nella storia della televisione, quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Dal 2000 sono uno speaker di Radio Padania libera. Lavoro come Web Content Specialist per varie testate giornalistiche e blog. Oltre a cronaca Ossona, mi occupo della redazione di Zoom Milano (Zoommilano.it) e conduco l'ufficio stampa di Conflavoro Pmi Milano (conflavoro.mi.it). Ho scritto di politica, cronaca, turismo, ma anche di edilizia, tasse, assicurazioni, e persino di calcio.