Canone Rai: la legge fascista che piace alla sinistra

Canone Rai: la legge fascista che piace alla sinistraIl canone Rai nasce in Italia con Regio Decreto il 21 febbraio 1938, in  pieno periodo fascista; era una tassa di possesso e per certi versi giusta e dovuta: siccome i canali di Stato erano gli unici presenti, era ovvio che chi acquistava un televisore lo faceva per vedere quelli. Altrettanto evidente è che oggi non sia più così: chi compra una tv ha una vasta scelta e può benissimo guardare tutto fuorchè la Rai, per scelta ideologica o  perchè non viene trasmesso niente che si ritiene interessante. Si può evitare di guardare la Rai, ma non di pagarla.

Il fascismo che piace alla sinistra

Nonostante il canone Rai nasce da un decreto emanato sotto il fascismo, in Rai hanno trovato spazio tanti giornalisti e personalità di sinistra: su tutti la figlia dell’ex leader del Partito Comunista Enrico Berlinguer, Bianca, ma anche Michele Santoro e Lilly Gruber (entrambi ex europarlamentari del Pd), Piero Marrazzo (governatore del Lazio per il centrosinistra), Gad Lerner (semplicemente di sinistra), David Sassoli (eurodeputato Pd), Sandro Curzi (Rifondazione Comunista)… e l’elenco potrebbe continuare ma sarebbe per natura incompleto visto che non si possono inserire (nell’elenco no, a libro paga pubblica sì) coloro i quali sono stati collocati dietro le quinte e non compaiono in video. Dai teleschermi Rai, venivano pure impartite pillole di ideologia di sinistra, ammantate e insignite del bollino autoreferenziale di “gran giornalismo”: come emblema di questa tipologia di programma, “Il Fatto” di Enzo Biagi. Per completare il quadro bisogna notare che, nonostante il canone Rai sia evaso al Sud molto più che al Nord, basta vedere i titoli di coda per rendersi conto i cognomi settentrionali sono rari come panda e probabilmente si tratta di lavoratori precari con contratti a termine: il Nord paga, come sempre diligentemente, per mantenere il lavoro agli altri in virtù di una legge assurda.

L’ impossibile disdetta

Si capisce bene, quindi, che abolire il canone Rai passando dal Parlamento non è solo difficile ma è impossibile. Assurdo è pure il modo di disdettare il canone: bisogna inviare una raccomandata con la quale si comunica la disdetta e si autorizzano gli ispettori Rai a sugellare il televisore con un sacco di iuta perchè, in base alla Legge  del 1938 quando la tv pubblica l’unica presente nell’etere, se non si paga la tassa non si guarda la Rai, quindi il televisore viene reso inutilizzabile: nel 1938 il ragionamento aveva senso, adesso ovviamente no ma il legislatore non se n’è accorto o non si è aggiornato oppure compie una rapina cosciente di farlo. Ma il Nord, in coda allo sportello con il bollettino in mano, è già pronto a pagare il “dovuto” entro il 31 gennaio 2015. Paga e taci, somaro lombardo.

Roberto Colombo
Autore Roberto Colombo35 Articoli
Opinionista.

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