La ricetta del Pan Tramvai

il pan tramvai di Daniela Mari Griner

Il pan tramvai si chiama così perché una volta a Milano e dintorni veniva consumato durante il tragitto che si faceva con il tram a cavalli, tragitto che era lungo e “metteva fame”. Riporto un ricordo tratto da Internet, dal sito di Busto Arsizio.
il pan tramvai di Daniela Mari Griner“Per sapere come mai il pane con l’uva prese il nome di ” pan tramvai ” bisogna andare indietro nel tempo, allorché fece la sua apparizione il tram a vapore. La sua velocità era condizionata dalla concessione della Provincia di Milano del limite massimo di 15 Km. all’ora per evitare lo spavento degli animali, quando viaggiava in sede propria lontano dall’abitato ed a passo d’uomo, annunciato da un trombettiere quando attraversava i centri abitati.
A Busto il tramvai veniva prelevato dal ” trombettiere ” a metà di Strà Balon ed accompagnato fino alla Madonna da Prà quando il tram veniva da Milano ed in senso inverso quando veniva da Gallarate. Con questa velocità il tramvai, che partiva alle 5 da piazza Garibaldi, arrivava intorno alle 10 a Milano a Porta Tenaglia (Piazzale Biancamano).

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Solitamente bambini e donne, dopo qualche ora di viaggio, avvertivano gli stimoli dell’appetito. Il pane con lo zibibbo serviva a lenire gli stimoli ed era pane e pietanza. Era il pane che veniva comperato allorché la gente andava a Milano utlizzando il tramvai. Invece per Gallarate o Legnano, la cui distanza era pur breve, c’era da scegliere, data la scarsità di denaro, tra il prendere il tramvai a stomaco vuoto o andare a piedi con un pezzo di pane di zibibbo da ” sgagnare ” un boccone alla volta. Questo pane suppliva al tramvai da cui resta chiarita l’origine del ” pan tramvai”.
Il Gamba de Legn era il trenino che arrivava anche da noi e quindi il pane con l’uva, che era venduto alla fermata del treno a Milano, arrivò sino a noi e divenne un pane tipico del nostro circondario.  Anche oggi lo troviamo, magari più raffinato, in tantissime panetterie e in qualche pasticceria. Si dice anche che si chiamasse così perché l’uvetta fitta fitta nel pane ricordava i pendolari che erano pigiati nel tram.

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Ingredienti per il Pan tramvai o pane con l’uva: 400 gr. di farina bianca 0; 50 gr. di farina di segale; 15 gr. di lievito di birra; 40 gr. di zucchero; 250/300 gr. di uvetta sultanina; un bicchiere d’acqua tiepida; una cucchiaiata di strutto o di burro; sale; farina per lo spolvero.
Preparazione: mettere l’uvetta a mollo in acqua tiepida per circa un’ora/un’ora e mezza, poi scolarla e asciugarla con un telo morbido. Mettere le farine sulla spianatoia, fare la fontana, aggiungere lo zucchero, il lievito sciolto nell’acqua tiepida e iniziare ad impastare unendo, se necessario, altra acqua tiepida.  Dopo circa due o tre minuti aggiungere un cucchiaino raso di sale e lo strutto e continuare ad impastare sino ad ottenere un impasto ben amalgamato  e morbido. Coprire con un canovaccio e fare lievitare in luogo tiepido e lontano da aria per circa un’ora o sino al raddoppio della pasta. Riprendere la pasta, sgonfiarla e impastarla ancora per qualche minuto, rimetterla nella ciotola, coprirla e farla lievitare ancora per un’oretta.
A questo punto aggiungere l’uvetta, ben asciutta ed eventualmente infarinata, e incorporarla bene. Dividere l’impasto in due pani lunghi e sottili (forma della classica ciabatta), metterli su una placca coperta da carta forno, spolverarli con poca farina e infornarli e forno già caldo a 200° per circa 20/30 minuti, posizionando una teglietta con acqua alla base del forno. Levare i pani dal forno, lasciarli intiepidire e poi mangiarli. Sono ottimi sia tiepidi sia freddi.

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Daniela Mari Griner
Daniela Mari Griner 57 Articoli
Daniela Mari Griner è nata a Milano ma vive da sempre a Casorezzo. Si è sempre interessata di cucina, milanese e lombarda in particolare, grazie alle nonne, al nonno materno e ai genitori, mamma cuoca sopraffina e papà ottimo assaggiatore. Finito il liceo classico e iniziata l’Università, abbandona questa per dedicarsi alla sua passione, la cucina appunto, e ha la grande fortuna di venire assunta come redattrice nella più prestigiosa rivista di cucina “La Cucina Italiana”, allora sotto la guida delle mitiche sorelle Gosetti. Qui partecipa alla stesura delle ricette, sia innovative sia tradizionali, alla ricerca delle radici delle stesse e sviluppa la sua conoscenza della cucina di Milano e del territorio circostante, conoscenza e ricerca che proseguono anche dopo aver lasciato la rivista e che continuano nel tempo sino ai giorni nostri

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