Toglietemi tutto, anche il mio Breil!

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Dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia, come altre nazioni europee, è stata ricostruita e dalle macerie è nata la nostra Costituzione, un crescendo di diritti che ci ha ridato a poco a poco una dignità, un lavoro, una casa per i diseredati dai bombardamenti e dalle successive alluvioni.

charlot1 Toglietemi tutto, anche il mio Breil! Politica Prima Pagina   Negli anni ’50, la Comunità Economica Europea preludeva all’esordio di un’unione di cittadini, alla conquista di una libera circolazione tra gli stati e all’uguaglianza dei diritti tra i popoli, che per anni avevano subito sentimenti razzisti a tutto campo. La scuola di classe diventava scuola di massa e molti giovani riscattavano i loro padri dall’ignoranza e dalla povertà.  Si cominciava a costruire una dignità attorno all’individuo umiliato dal ventennio fascista e schiacciato dalla miseria della guerra.
Il piano Marshall e la ricostruzione davano avvio ad un boom economico che ha risollevato molte famiglie affrancandole dalla povertà, da un lavoro sfiancante e poco redditizio. Il lavoro dei campi veniva sacrificato a favore di un’urbanizzazione senza precedenti e le campagne si svuotavano. Lo sfruttamento dei lavoratori era bilanciato da un complessivo miglioramento delle condizioni nelle fabbriche e tante lotte ci integravano dei diritti mai riconosciuti prima.  L’ondata di contestazione europea vide molti giovani protagonisti della rivendicazione di quei diritti ancora negati: la parità dei sessi, il diritto allo studio, il divorzio, l’aborto, l’organizzazione del welfare, il diritto alla salute e la speranza della loro estensione a tutti gli individui. Si sognava un Paese e un futuro migliore, dove la povertà andava verso il declino e la si poteva raccontare ormai attraverso i film di Totò, De Filippo e Fellini.

Ma negli ultimi 40 anni l’Italia è stata letteralmente sbranata, i diritti fondamentali sono stati gradualmente cancellati e del territorio ne è stato fatto scempio.
La speculazione edilizia ha dilaniato il panorama paesaggistico e rurale e si è insediato il cemento inerte, si sono costruiti milioni di capannoni e centri direzionali quasi completamente sfitti e ogni anno spuntano come funghi interi agglomerati residenziali che nessuno potrà ormai insediare per mancanza di un reddito sicuro.

Le migliori aziende italiane sono state oggetto di spartizione tra squali privati, le migliori industrie ingoiate dalle multinazionali, i servizi sono stati gradualmente privatizzati in nome di una concorrenza che ci avrebbe consentito di scegliere il miglior prodotto al miglior prezzo. Roba da oligopolio! Anche le banche nazionali sono state privatizzate e ci siamo trovati dall’oggi al domani senza sovranità monetaria e con un’economia reale che cedeva il passo a una élite finanziaria mondiale che si ingrassava sul magro reddito di milioni di famiglie, mentre in contemporanea si avviava una serie di guerre per il petrolio.

Il mercantilismo ha lasciato il posto al liberoscambismo e alla globalizzazione. Il capitalismo economico si è trasformato in capitalismo finanziario, dove il denaro, anziché produrre merci, ha prodotto altro denaro che si è concentrato nelle mani di pochissime persone, il cui reddito cresceva in modo esponenziale. Politiche di forti liberalizzazioni, scelte fiscali inique, scelte antisindacali, culminate spesso nel licenziamento, forti tagli alla spesa sociale, erosione dei salari fino a limitare fortemente la sopravvivenza e nuove politiche di austerity hanno determinato la paralisi della nostra economia.

Il patrimonio immobiliare dello Stato sta per essere “svenduto” all’asta per ridurre il debito pubblico. Oggi i TG parlano della scoperta di nuovi paradisi fiscali e di 200 italiani (fra i 130.000 individui di tutto il mondo) che hanno trafugato capitali dall’Italia, eludendo il fisco per arricchirsi smisuratamente ed illegalmente. Noi non vogliamo sentire simili notizie. Vogliamo, invece, sentire che questi capitali verranno sottratti agli illegittimi detentori e che saranno impiegati per rilanciare l’economia del Paese, per ripianare il debito pubblico e per redistribuire ricchezza fra tutti quei cittadini depredati del lavoro e da prelievi fiscali ingiusti per mantenere questi parassiti.

Culture digitali

L’Europa ha fallito nel suo progetto di unificazione politico-economica e dei diritti, mentre i mercati finanziari controllano la politica dei nostri Paesi. Il giornalista americano Greg Palast sul Guardian del 26 giugno 2012 scrive che Mundell gli spiegava che “l’euro è tutt’uno con la Reaganomics; la disciplina monetaria impone la disciplina fiscale ed agisce anche sui politici (servi del mercato invisibile… sic), e quando la crisi morde allora alle nazioni resta ben poco da fare se non liberalizzare, privatizzare, deregolamentare e soprattutto distruggere il welfare garantito dallo Stato”. Con il suo ingresso “L’Euro inizia davvero a svolgere il suo compito in tempi di crisi, infatti la moneta unica e soprannazionale toglie ai governi eletti la possibilità di usare politiche creditizie e fiscali capaci di farci uscire dalla crisi, in quanto pone le politiche monetarie al di fuori dalla portata dei politici (eletti) e, senza queste prerogative, l’unico modo che hanno i governi per cercare di mantenere i posti di lavoro è quello di ridurre regole e diritti verso imprese e lavoratori, tutto nel nome della concorrenza”. Per Mundell niente deve interferire col MERCATO.

Monti e Draghi sono stati collocati ai punti di comando con lo specifico compito di ridurre regole e diritti verso imprese e lavoratori. Con queste premesse sembrerebbe che solo la liberalizzazione, la vendita del patrimonio nazionale e l’eliminazione del welfare possano salvarci dalla crisi. Alla faccia di Keynes!

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1 Commento

  1. Brava Silvana, bellissimo articolo, ci stanno portando tutto tra i plausi degli ignoranti :(

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