Disoccupazione. La precarietà è la mia vita

Oggi il timore più frequente nell’elettore è la disoccupazione. Manca il lavoro. Molte aziende chiudono i battenti. Le banche hanno ricevuto denaro dalla BCE al tasso dello 0,75% e l’hanno investito in titoli del debito pubblico, anziché concedere credito alle piccole imprese in difficoltà, oppure lo concedono ma a tassi molto elevati, aggravando la situazione economica nazionale.

disoccupazione-giovanile-e1444483731105 Disoccupazione. La precarietà è la mia vita Politica Prima Pagina

Oggi il timore più frequente nell’elettore è la disoccupazione.
Manca il lavoro. Molte aziende chiudono i battenti. Le banche hanno ricevuto denaro dalla BCE al tasso dello 0,75% e l’hanno investito in titoli del debito pubblico, anziché concedere credito alle piccole imprese in difficoltà, oppure lo concedono ma a tassi molto elevati, aggravando la situazione economica nazionale.
Le retribuzioni sono insufficienti. Molte famiglie si trovano sul ciglio del baratro. La cultura del malaffare si è diffusa a tutti i livelli, creando dei guasti nelle Istituzioni e nell’economia, difficilmente rimediabili.

I governi degli ultimi vent’anni non hanno amministrato la Cosa pubblica, ma se ne sono serviti per arricchire una minoranza di soggetti e per mantenere privilegi. Hanno rafforzato il connubio tra politica e corruzione, saccheggiando le casse dello Stato. I posti di dirigenza negli enti pubblici sono stati distribuiti ai loro gregari con retribuzioni annue che hanno sfiorato, e a volte superato, il milione di euro, mentre si solleva un grido soffocato prodotto da sofferenze che attanagliano molte famiglie italiane che non vedono più nei sacrifici la certezza di un futuro. Tutto questo e la paura che si continui a favorire le banche di affari e la fuga delle aziende e dei capitali all’estero allontana i cittadini dalla politica.
Fautori dell’attuale crisi sono la politica neoliberista e la speculazione finanziaria, che ha raggiunto livelli altissimi e la conversione di un sano capitalismo, fatto di profitto e investimenti, in un capitalismo di sola rendita finanziaria.

Più del 30% dei giovani non trova un lavoro e, quei pochi che lo trovano, sono precari. Nessuna certezza che gli garantisca la possibilità di un’occupazione per realizzare progetti di vita.
La competitività economica non si è giocata sul riconoscimento delle capacità, né sul miglioramento della qualità dei prodotti e sull’innovazione tecnologica, ma sulla riduzione del costo del lavoro e sullo sfruttamento.

Deregulation, globalizzazione, delocalizzazione delle imprese, finanziarizzazione del capitalismo sono tra le cause principali della mancanza di un equilibrio economico internazionale.
L’ultimo governo in Italia ha cercato di correggere gli squilibri economici con interventi che hanno peggiorato l’economia: tagli disordinati alla spesa, politiche di rigore, tasse e riforma delle pensioni, che hanno impoverito i ceti medio-bassi, incidendo in modo pesante sulla nostra economia, sull’istruzione, l’occupazione, la sanità, il welfare, i trasporti e principalmente sulle retribuzioni, che ogni giorno perdono potere d’acquisto. Mancano proposte serie per creare occupazione e sostenere una sana crescita economica.

In un quadro così delineato, se vogliamo che il nostro Paese ritorni a livelli accettabili di vita, occorre più equità nel giusto senso del termine, sviluppare politiche keynesiane con una redistribuzione del reddito alle famiglie, che arrivano con molta fatica alla fine del mese, per finanziare la domanda e incrementare i consumi. Occorre una riconversione del modello di sviluppo, investimenti sulla conservazione del territorio, sull’agricoltura di prossimità, sull’energia pulita per salvaguardare l’ambiente, proteggere il territorio dalla speculazione edilizia e destinare le zone agricole alla produzione a chilometro zero. Occorre intensificare un controllo sulle banche e sulla speculazione finanziaria per favorire la concessione di credito a tasso vantaggioso alle piccole e medie imprese, che consenta di rilanciare l’attività produttiva sul nostro territorio e creare un po’ di occupazione.
Sono questi i problemi che i politici, che si troveranno al governo del Paese e della nostra Regione, dovranno affrontare se non vogliono affossare e distruggere quel che ancora rimane della nostra economia.

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Il mio interesse è il mondo, ma non solo il mondo. Economia, stati e politica. Mettere a disposizione di tutti ciò che si è scoperto, è un dovere.

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